FIPE Confcommercio Sardegna: “Vietato consumare al banco nei bar, interpretazione giuridica illegale”

Sonia

FIPE Confcommercio Sardegna: “Vietato consumare al banco nei bar, interpretazione giuridica illegale”

martedì 04 Maggio 2021 - 11:56
FIPE Confcommercio Sardegna: “Vietato consumare al banco nei bar, interpretazione giuridica illegale”

 Nei bar, secondo il Dl “Riaperture” la somministrazione di bevande e alimenti  al bancone non si potrà  effettuare prima del 1° luglio, mentre, a partire dal 1° giugno sarà possibile consumare al chiuso ma al tavolo.

«Un paradosso giuridico e sanitario» dichiara l’associazione FIPE Confcommercio Sardegna che rileva come una circolare del 24 aprile scorso del Ministero dell’Interno ritenga che questo passaggio del Dl non  ha alcun fondamento di sicurezza sanitaria.

«Si tratta di un’interpretazione che nessuno si aspettava considerando che il decreto non esclude espressamente il consumo al banco ma, al contrario, ha voluto specificare con quali modalità può avvenire il consumo al tavolo (esclusivamente all’esterno fino al 31 maggio). D’altra parte, dopo 14 mesi di blocco delle attività di ristorazione, almeno l’aspettativa di una regolamentazione puntuale non dovrebbe essere tradita: in zona gialla i bar hanno sempre avuto la possibilità di effettuare la somministrazione al banco anche in virtù del fatto che si tratta di un consumo veloce, che non implica una lunga permanenza all’interno degli esercizi». Dicono i rappresentanti di Confcommercio e Emanuele Frongia Fipe Sardegna aggiunge: «È un attacco al modello di offerta del bar italiano che si differenzia da quelli degli altri Paesi proprio perché basato sul consumo al banco. Un provvedimento punitivo ingiustificato anche sotto il profilo scientifico sui rischi sanitari che si corrono. Anzi la scienza continua a sostenere che il rischio di contagio cresce con l’aumento del tempo di contatto».

Per dare voce ai 5100 bar del nostro territorio, Fipe – Confcommercio Sardegna – si associa alla richiesta del Presidente Stoppani di un intervento urgente da parte del MISE, perché ormai il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta di un intero settore produttivo.

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