lunedì 18 gennaio 2021, Aggiornato alle 20:52
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Covid. Bono la domenica non è solo senza messa ma anche senza caccia

 

A prescindere dalle decisioni del Governo nazionale e regionale, domenica 17 gennaio a Bono non si caccia. A vietare l’accesso delle doppiette nel territorio del Comune in provincia di Sassari è l’ordinanza firmata oggi dal sindaco Elio Mulas. Già assurto agli onori della cronaca nazionale insieme al suo vice Nicola Spanu per aver sfidato tra Natale e Capodanno – e poi ancora all’Epifania – le gerarchie ecclesiastiche, vietando le messe in presenza nelle chiese del paese, il sindaco torna a far parlare di sé con un provvedimento che, prevenendo ogni eventuale contenzioso tra fonti normative gerarchicamente sovraordinate, sospende l’attività venatoria nel territorio di Bono.

Per ora cacciare è consentito, ma le decisioni attese da Roma venerdì con le nuove ordinanze che assegneranno le fasce alle varie Regioni, con relative restrizioni, potrebbero impedirlo, inducendo il presidente della Regione Christian Solinas a una deroga analoga a quella firmata il 9 gennaio per permettere anche domenica prossima l’attività dei cacciatori sardi. Elio Mulas si porta avanti col lavoro e interdice il territorio di Bono per un motivo semplice: l’emergenza sanitaria in paese è ben più grave di quanto non dicano i numeri ufficiali.

«Non si può andare a messa, figuriamoci se si può andare a caccia – dichiara il sindaco con una chiarezza che disarma, è il caso di dire, i cacciatori. Ho adottato il provvedimento a scanso di equivoci, sollecitato da chiarimenti chiesti dalle compagnie di caccia. Avendo vietato di entrare e uscire da Bono se non per lavoro, salute o giustificati motivi, insomma siamo in zona rossa – chiarisce il primo cittadino – ho sciolto ogni dubbio interpretativo e ho sospeso espressamente la caccia». L’ordinanza parla chiaro: l’attività venatoria non è tra i giustificati motivi per cui si può entrare e uscire dal territorio comunale sinché vigono le misure restrittive stabilite dall’ordinanza della discordia, quella del 5 gennaio.

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