domenica 29 novembre 2020, Aggiornato alle 20:36
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Solinas frena sulla chiusura di bar e ristoranti alle 23.00 : “si attende il parere del Governo”

 

C’è l’intenzione del governatore della Sardegna Christian Solinas ad adottare oggi l’ordinanza per posticipare le chiusure di bar e ristoranti dalle 18 – orario previsto nel Dpcm – rispettivamente alle 20 e alle 23; non prima, però, di aver condiviso la bozza finale con il Governo.

Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ha infatti annunciato già ieri l’impugnazione di tutti i provvedimenti presi dalle singole Regioni che aggirino il decreto. Anche per questo Solinas, in accordo con il Comitato tecnico scientifico, intende legare le misure che allargano le maglie del Dpcm a una griglia di parametri sulla base del numero dei contagi e dei ricoverati ogni 100mila abitanti: se si supera un certo livello, la Regione si impegna a chiudere ciò che in deroga al Dpcm ha voluto aprire. D’altra parte l’ordinanza dovrebbe contenere altre misure che alleggeriscono la rigidità di quelle del Governo: l’apertura dei teatri prevedendo una capienza del 20% e – forse – delle palestre, escludendo però l’utilizzo degli spogliatoi. Prevista poi la riduzione dei collegamenti aerei da e per l’Isola (due voli andata e ritorno su Cagliari per Roma e Milano, un volo a/r a testa per Olbia e Alghero) per testare con più facilità i passeggeri in arrivo ricorrendo ai test antigienici che la Protezione civile nazionale sta inviando in Sardegna. Ma se i ministri dei Trasporti e della Salute, De Micheli e Speranza, avrebbero già dato un sostanziale via libera sulle materie che li riguardano, resta l’incognita Boccia.

Così, Solinas intende condividere con Roma i dettagli del provvedimento anche perché, avrebbe detto ieri durante il vertice fiume con i capigruppo di maggioranza e opposizione e i membri del Comitato scientifico regionale, “è inutile farlo se poi sarà impugnato”. Dovrebbero invece passare il vaglio di Roma senza problemi, le misure più restrittive rispetto al Dcpm: scuole superiori chiuse con la didattica a distanza che passa al 100% e riduzione dei posti nei trasporti pubblici locali sino al 50% di quelli disponibili.

 

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