martedì 14 luglio 2020, Aggiornato alle 11:52
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Il bagno per i sardi non è più un miraggio: “si può fare mantenendo le distanze”

 

L’estate 2020 diventa in queste ore più leggera per i sardi, i dubbi sul bagno al mare sono stati fugati dall’assessore del Demanio Quirico Sanna.  Tuffarsi in acqua per trovare refrigerio dalle temperature bollenti si potrà fare ma con le regole previste per la   terra ferma.

La Regione per bocca dell’assessore Sanna, in merito all’ordinanza adottata domenica notte sulle riaperture (compresa quella delle spiagge) chiarisce che: «gli arenili sono accessibili e si può entrare anche in acqua  ma sempre nel rispetto del distanziamento sociale di un metro tra una persona e l’altra».

Insomma, almeno per quest’estate i bagnanti dovranno dimenticarsi alcuni tipici giochi d’acqua che prevedono il contatto fisico.

L’esponente della Giunta di centrodestra guidata da Christian Solinas ha spiegato che si è «arrivati a queste conclusioni alla fine di un confronto con le altre Regioni costiere». D’altra parte, fa notare viale Trento, l’ordinanza fa riferimento all’ultimo dpcm del Governo che non pone nessuna restrizione alla possibilità di nuotare. In particolare all’allegato 17 del decreto che riprende il documento della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sulle attività turistiche, con preciso riferimento a stabilimenti balneari e spiagge. Sì ai bagni, dunque, sia accedendo all’acqua dalla spiaggia libera, sia dagli spazi in concessione ai balneari. Ancora da risolvere pienamente, invece, la questione dei controlli sul rispetto delle regole anti Covid-19. Perché, se negli stabilimenti è facile prevedere che saranno gli stessi gestori a verificare e garantire l’osservanza delle norme sugli accesi, il distanziamento, in mare e non, la situazione si complica nelle spiagge libere che in Sardegna rappresentano circa il 75% del totale. L’allegato del dpcm si limita a “suggerire” la presenza di un addetto alla sorveglianza. Da parte sua, la Regione ha anticipato l’intenzione di chiedere al Governo «risorse umane per i controlli, ma anche finanziarie, perché i Comuni non possono e non devono affrontare una spesa senza avere le opportune risorse».

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