Esclusiva. Nel cuore del Coronavirus: siamo entrati nel reparto Covid-19 del San Francesco di Nuoro

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Esclusiva. Nel cuore del Coronavirus: siamo entrati nel reparto Covid-19 del San Francesco di Nuoro

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venerdì 15 Maggio 2020 - 21:54
Esclusiva. Nel cuore del Coronavirus: siamo entrati nel reparto Covid-19 del San Francesco di Nuoro

Nuoro, reparto Covid 19, fine turno (foto S.Novellu

LA PANDEMIA – Sin dallo scoppio di questa pandemia è apparso subito chiaro che ci trovavamo davanti a un evento epocale che, in quanto tale, andava documentato sotto ogni aspetto, e lo abbiamo fatto. Per due lunghi mesi, tassello dopo tassello, abbiamo raccolto ogni aspetto di questa strana storia, di cui ancora non conosciamo con esattezza sviluppi e risvolti. E a cadenza regolare ve li abbiamo raccontati.

Ma il vero focus della storia era un altro. Abbiamo dovuto pazientare per riuscire ad avvicinarci, per evitare di essere di intralcio a chi nei giorni più caldi combatteva una dura battaglia ad armi impari contro un nemico sconosciuto, il Coronavirus, di cui alla fine, in un modo o nell’altro, sembra che si stia venendo a capo.

Nuoro, reparto Covid-19, un tampone (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, un tampone (© foto S.Novellu)

C’è un luogo dove il Covid-19, un nome che ancora fa tremare le vene ai polsi, è stato combattuto in prima persona, e ancora si combatte, ogni giorno, ogni notte, da ormai due mesi e mezzo, senza sosta. È l’ospedale San Francesco di Nuoro. Qui, con infinito spirito di abnegazione, persone infaticabili si sono messe in gioco, accogliendo, accudendo, curando e asciugando le lacrime dei pazienti contagiati, ricomponendone i corpi all’interno degli appositi sacchi in caso di decesso, sempre con la massima professionalità, senza risparmiarsi, trovando e ottimizzando di continuo la migliore strategia per affrontare la pandemia e neutralizzarla

Nuoro, il direttore della Rianimazione Peppino Paffi (© foto S.Novellu)

Nuoro, il direttore del reparto di Rianimazione Peppino Paffi (© foto S.Novellu)

L’ospedale è stato riprogettato affinché vi potessero convivere nella massima sicurezza le attività ordinarie dei vari reparti e, ben separata, l’unità Covid-19. Sin da subito è stato predisposto il controllo della temperatura corporea di chiunque vi acceda. Varchi, ascensori e scale sono stati mappati e contrassegnati per rendere possibile l’esatta localizzazione di ogni spostamento; infine, sono stati individuati i percorsi covid/no-covid (rosso e verde), da seguire per muoversi in tutta sicurezza.

Nuoro, reparto Covid-19, percorsi Covid:no/Covid (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, percorsi Covid/no-Covid (© foto S.Novellu)

«L’attività relativa al Coronavirus – spiega la direttrice della ASSL di Nuoro Grazia Cattina – è stata concentrata in un unico reparto che abbiamo chiamato “Provvisorio 1”, i cui punti focali sono i reparti di Anestesia e Rianimazione e quello di Malattie infettive (svuotato completamente per ospitare i pazienti sospetti); nell’area contigua, dove prima c’era la Pediatria infantile, è stato delocalizzato il Pronto soccorso Covid (le tende per il pre-triage antistanti il Pronto soccorso principale sono state abbandonate quasi subito); qui il paziente sospetto accede in ambulanza e trova una postazione con un medico e un infermiere che ne eseguono il tampone e, nel caso questo dia esito positivo, ne dispongono il ricovero. Entrambi i settori Covid sono dotati, in entrata e in uscita, di uno spazio in cui il personale sanitario indossa i dispositivi di protezione individuale di primo o secondo livello prima di accedervi e in cui si sanifica a fondo al termine del lavoro».

Nuoro, la direttrice dell’ASSL Grazia Cattina (© foto S.Novellu)

La direttrice dell’ASSL di Nuoro Grazia Cattina (© foto S.Novellu)

L’ANDAMENTO DELLA MALATTIA – Si parla spesso di pazienti “negativizzati” risultati poi nuovamente positivi: «esiste la possibilità – spiega ancora la dottoressa Cattina – che un paziente positivo risultato poi negativo; se a distanza di tempo viene sottoposto al tampone può avere nuovamente esito positivo. Questo dato indica che l’eliminazione del virus è molto lenta e che dobbiamo essere molto cauti nel definire un paziente “guarito”. All’inizio dell’epidemia, infatti, anche a livello nazionale, ci si accontentava dell’esito di un solo tampone; l’esperienza ci ha insegnato ad avere molta più prudenza: teniamo il paziente in isolamento almeno tre settimane, nel corso delle quali viene ripetuto il tampone ed effettuato il controllo sierologico. Questo approccio ha consentito al San Francesco di tenere sotto controllo l’epidemia».

Nuoro, reparto Covid-19 (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19 (© foto S.Novellu)

UN’ESPERIENZA CHE NON SI DIMENTICA – Ore 14,00, inizio turno. Se non la si prova in prima persona nessuna descrizione può rendere l’idea di cosa significhi indossare i dispositivi di protezione necessari per poter accedere al reparto Covid-19. È un vero e proprio rituale ormai consolidato, messo in pratica da personale apposito che quotidianamente veste medici, infermieri e oss prima del loro ingresso nei due cuori pulsanti del “Provvisorio 1” (la Rianimazione e le Malattie infettive) per turni da 7/8 ore di lavoro, al termine dei quali l’operazione si ripete al contrario.

Nuoro, reparto Covid-19, vestizione del personale (© foto S.Novellu)

Dopo un’accurata sanificazione delle mani è il momento di indossare tuta isolante, doppi calzari e doppi o tripli guanti, poi copricapo, mascherina, cappuccio e visiera, il tutto sigillato con l’arte di arrangiarsi di noi italiani, evitando ogni spreco, nella consapevolezza che ogni pezzo è prezioso, introvabile, in parte frutto di donazioni.

Per chi utilizza gli occhiali, come chi scrive, è disponibile uno spray antiappannante. Gli ultimi due passaggi consistono nella scritta del nome e della qualifica sulla tuta, davanti e dietro, per essere sempre identificabili, e la sigillatura del telefono cellulare con il cellophane.

Nuoro, reparto Covid-19 - la Rianimazione (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, in Rianimazione (© foto S.Novellu)

LA RIANIMAZIONE«Il reparto di Anestesia e Rianimazione – spiega direttore Peppino Paffi che ci guida in questo mondo asettico e irreale – è composta da un open space (dove sono ricoverati i pazienti più gravi), due isolati a pressione negativa e due posti di terapia intensiva post operatoria. A seguire una postazione da cui si monitora lo stato dei malati, una sala operatoria Covid e una sala travaglio Covid, collocata vicino alla sala operatoria affinché, in caso di necessità (come ad esempio un taglio cesareo), si possa intervenire in tempi rapidissimi.

Ogni qual volta che un paziente è condotto in area Covid-19, gli addetti alla santificazione lo seguono disinfettando ogni cosa dopo il suo passaggio

Nuoro, reparto Covid-19, le Malattie Infettive (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, in Malattie Infettive (© foto S.Novellu)

LE MALATTIE INFETTIVE – Qui il clima è quello tipico da reparto ospedaliero, se non fosse che il personale sanitario ha perso ogni connotazione “umana” e i dispositivi di protezione lo rendono simile a quanto fino a ieri avevamo visto solo nei film di fantascienza. Ma una cosa è l’aspetto, una cosa è l’approccio con i malati, sempre amichevole, comprensivo e “familiare”. Alla camera 7, tra monitor, supporti per le flebo e macchinari vari, un commovente vasetto di fiori abbellisce il comodino. “Il nostro cuore e la nostra vita nelle vostre mani, grazie di tutto” recita un cartello di ringraziamento in uno degli ambulatori del reparto.

Intanto la temperatura all’interno della tuta sigillata sale e l’effetto del liquido anti-appannante per le lenti ha perso del tutto la propria efficacia, tutto si fa opaco, sfumato, e fotografare in queste condizioni diventa difficile, ma bisogna resistere, non abbiamo ancora ultimato il lavoro.

Nuoro, reparto Covid-19, il settore Malattie infettive (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, in Malattie infettive (© foto S.Novellu)

Intanto, Cinzia, Pina e Anna Maria fanno la spola da una camera all’altra e, mentre i medici verificano i valori sui monitor e somministrano i farmaci, loro rimboccano le lenzuola, aiutano i degenti a bere un goccio d’acqua e a trovare una posizione più comoda, o più semplicemente offrono loro una parola di conforto.

Quando si muore si muore soli” scriveva De Andrè nel suo Testamento, e questa amara verità mai è stata così vera come in questo momento. «Lo strazio di vedere un nostro malato morire solo, lontano dall’affetto dei propri congiunti senza nemmeno la possibilità che questi ne potessero ricomporre le spoglie mi ha segnato per sempre – racconta Alessandra – avrei voluto mettergli almeno un rosario tra le mani… ma non è stato possibile, non era consentito».

Nuoro, nel reparto Covid-19, il laboratorio di Biologia molecolare (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, in laboratorio (© foto S.Novellu)

IN LABORATORIO – Il laboratorio di Biologia molecolare Covid-19, adiacente al reparto di Patologia clinica, è il luogo dove si è presa dimestichezza col virus, se ne studia il comportamento e se ne identifica o meno la presenza sui tamponi.

Nuoro, reparto Covid-19, il laboratorio di biologia molecolare (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, in laboratorio (© foto S.Novellu)

Al nostro arrivo, mentre macchinari e personale sono all’opera, viene consegnato del materiale da analizzare dall’ospedale di Lanusei. Dopo essere stato catalogato e contrassegnato, ogni campione va in lavorazione prima di essere affidato alle macchine che lo analizzeranno e sveleranno se esso sia positivo o negativo. Un lavoro di routine per gli operatori, al quale si contrappone la trepidante attesa dei pazienti e delle loro famiglie.

Nuoro, reparto Covid-19, il laboratorio di biologia molecolare (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, in laboratorio (© foto S.Novellu)

IL FINE TURNO – Ore 21,00. Il turno di lavoro è terminato ma, di fatto, ancora non abbiamo finito: è l’ora della svestizione, meticolosa ancor più della vestizione che, intanto, nella saletta attigua si compie di nuovo su forze fresche – le analogie con la guerra di trincea continuano a essere ricorrenti.

Nuoro, reparto Covid-19, svestizione del personale (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, svestizione del personale (© foto S.Novellu)

Ogni passaggio dev’essere eseguito come da protocollo: attraverso il percorso rosso (“Sporco”) si arriva nell’ultima stanza prima dell’uscita dal reparto. Dopo un’approfondita sanificazione delle mani, via il primo paio di guanti, rivoltandoli con cura. Ancora gel disinfettante. Via occhiali o visiera, che vengono immersi nel liquido sanificante. Poi, con l’aiuto della collega di turno, via la tuta, anch’essa rivoltata con la massima cura, via i doppi calzari, il copricapo e la mascherina, tutto usa e getta. Ancora gel disinfettante.

Nuoro, reparto Covid-19, i segni dei dispositivi di protezione (© foto S.Novellu)

Nuoro, reparto Covid-19, fine turno (© foto S.Novellu)

Ed ecco affiorare i volti sudati, provati dalla fatica e segnati in profondità dalle mascherine o dagli occhiali protettivi. Altre immagini indelebili di questa storia pandemica.

Un’ultima sosta su un telo imbevuto di disinfettante per eliminare anche l’ultima eventuale traccia del temuto virus e via, si può fare rientro a casa.

Salvatore Novellu – © Tutti i diritti riservati. È vietato qualsiasi utilizzo, totale o parziale, delle immagini e dei contenuti presenti nel presente reportage

2 commenti

  1. Bene, bravi. Grazie. Chissà quando si potrà riavere la piena funzionalità dell’intero ospedale e riavere le prestazioni sanitarie e diagnostiche occorrende a chi, per fortuna, non ha il coronavirus ma, purtroppo, altre patologie

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  2. Foto molto significative

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