lunedì 19 ottobre 2020, Aggiornato alle 23:35
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Nuoro. Tuta, guanti e mascherina abbandonati dopo i tamponi. Evangelista: “l’operatore ha violato la normativa”

Un guanto abbandonato per strada (foto S.Novellu)
Un guanto abbandonato per strada (foto S.Novellu)

 

La cronaca odierna registra purtroppo il decesso di un altro sacerdote della diocesi nuorese, vittima del COVID19, la seconda dopo il povero Don Muggianu. Si tratta di Don Giovanni Melis, l’altro sacerdote risultato positivo al test dopo aver celebrato messa nella chiesa di San Paolo il 7 marzo scorso (APPROFONDISCI).

«Ai loro familiari vanno le mie più sentite condoglianze. È spaventoso che persone ricche di vita, di esperienza e da sempre vicine alla comunità siano state portate via in un attimo da questo nemico invisibile che ha cambiato la vita di tutti noi cittadini. Queste perdite mettono in evidenza ancor di più la necessità di proteggerci e proteggere le persone più deboli, gli anziani, rispettando le regole dell’isolamento e delle distanze, ma soprattutto evidenziano la necessità della rigorosa osservanza di tutte le procedure previste dalle circolari del Ministero della Salute, dalle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e dalle determinazioni dello stesso Assessorato Regionale di Igiene e Sanità, che dispongono le misure contro la diffusione della malattia infettiva anche da parte degli operatori sanitari».

La senatrice Elvira Lucia Evangelista

La senatrice Elvira Lucia Evangelista

Esordisce così, Elvira Lucia Evangelista (M5s), da noi sentita a proposito della vicenda dei dispositivi di protezione – tuta, mascherina e guanti di lattice –abbandonati nel pianerottolo di un condominio nuorese da un operatore sanitario dopo l’effettuazione dei tamponi ai familiari – in quarantena obbligatoria – di un paziente deceduto dopo il contagio da Coronavirus (APPROFONDISCI).

«Intanto – prosegue la Senatrice nuorese – è bene ricordare che a seguito di questo contatto queste persone avevano sviluppato sintomi come tosse e febbre e che pertanto l’esecuzione del tampone si rendeva necessaria ed urgente (tanto da essere da me stessa sollecitata con una nota alla ASSL Nuorese), ma ciò che ha destato sconcerto e indignazione nella popolazione nuorese è stato il fatto che l’esecuzione dello stesso si sia svolta nella totale violazione da parte dell’operatore della precisa metodologia prevista per rimuovere i dispositivi di protezione individuali».

«Vi sono delle procedure oltre che di vestizione anche di rimozione in sicurezza. Non è vero che dopo l’esecuzione del tampone l’operatore poteva abbandonare l’edificio spogliandosi e lasciando che i DPI fossero smaltiti in maniera grossolana e superficiale dal paziente, febbricitante e che magari non può neanche alzarsi dal letto. Si tratta, infatti, secondo le circolari diramate dal Ministero della Salute e le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, di materiale potenzialmente infetto e che come tale va smaltito, e non di materiale personale del paziente che può essere prelevato e trattato come rifiuto domestico».

«Bene pertanto ha fatto –  conclude Evangelista – l’ASSL a far tornare l’operatore negligente per raccogliere e smaltire adeguatamente ciò che era stato incautamente lasciato nel pianerottolo di un palazzo condominiale. La vicenda ha messo in luce un grado di inadeguatezza a diversi livelli che deve essere evitato per il bene di tutta la comunità».

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