giovedì 16 luglio 2020, Aggiornato alle 15:07
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Coronavirus. SOS degli operatori sanitari: scatta il supporto psicologico dalle ASL

 

A lanciare l’SOS sono stati gli stessi operatori sanitari, specie nelle zone più colpite dall’epidemia da Coronavirus. Hanno chiesto aiuto per allentare l’angoscia e per cercare di evitare il “burnout professionale” e non restare “bruciati” da questa esperienza troppo dolorosa.

Così su tutto il territorio nazionale ospedali e ASL hanno organizzato servizi di ascolto psicologico in piccoli gruppi, o colloqui individuali per medici e infermieri sotto pressione da settimane. All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo si tengono due incontri al giorno con psicologi e psichiatri a fine turno. Al Fatebenefratelli-Sacco di Milano il servizio “Sos stress” è dedicato agli operatori in prima linea contro il Covid-19, a Roma l’ASL Rm1 ha attivato una linea telefonica dedicata.

«Il rischio burnout per gli operatori sanitari in questo momento supera il 50% delle probabilità. Tutto dipenderà da quanto a lungo durerà l’emergenza. Hanno bisogno di tirare il fiato e tornare a un minimo di continuità esistenziale» dice Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Salute mentale al Fatebenefratelli-Sacco.

«Sono in tanti qui a Bergamo che sollecitano assistenza. Raccontano di quei malati che chiedono aiuto con gli occhi, che ti si affidano completamente, che non riescono a respirare, che non ce la fanno. Qui – racconta Emi Bondi, primario e direttore del Dipartimento di Salute mentale del Papa Giovanni – ogni infermiere, ogni medico ha dei contagi o dei lutti in famiglia per il Covid-19. Ma vengono a lavorare lo stesso. Come nel caso di una dottoressa di Alzano che nel giro di una settimana ha perso il marito e la madre, ma nonostante tutto torna al suo posto».

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