domenica 29 marzo 2020, Aggiornato alle 6:10
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Blue tongue. Coldiretti: “il blocco della movimentazione è un peso per gli allevatori”

Pecore al pascolo (foto S.Novellu
Pecore al pascolo (foto S.Novellu

 

Da 17 mesi gli allevatori del centro-sud Sardegna subiscono ancora le conseguenze del blocco della movimentazione, dopo il riscontro di un focolaio del sierotipo BTV3 della lingua blu nel territorio di Teulada nel 2018.

La circoscrizione della “zona infetta” in un raggio di 20 km dal focolaio, infatti, è stata estesa in seguito a “zona di sorveglianza” con un raggio di 150 km.

L’obbligo per  gli allevatori che rientrano nella “zona di sorveglianza” è sottoporre all’esame della PCR i bovini ed ovini che devono oltrepassare questo perimetro, con un ulteriore costo di 25,08 euro a capo.

La prima denuncia è arrivata da parte di Coldiretti Nuoro Ogliastra, dove si allevano circa il 40% dei bovini da carne e circa il 30% del patrimonio ovino sardo; ieri il partito dei Riformatori ha presentato una interrogazione al presidente della Giunta e all’assessore regionale alla Sanità, chiedendo con forza la revoca o deroga della zona di sorveglianza e l’inserimento nella prossima Finanziaria un intervento economico da parte della Regione per ridurre gli alti costi delle analisi sierologiche che ricadono interamente sugli allevatori.

«Ringraziamo i Riformatori per aver raccolto il nostro grido di aiuto – ha commentato il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – perché i costi del PCR sono alti ed incidono in maniera considerevole sugli allevatori. È necessario un intervento per revocare o ridurre la zona “rossa” e anche, come abbiamo già chiesto negli anni scorsi, per abbattere i costi alti del Pcr, ».

«È un embargo assurdo, almeno da limitare visti gli stretti controlli che si stanno effettuando con esiti negativi – ha spiegato  il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – anche perché stiamo azzoppando un settore, quello del bovino da carne, in un momento positivo».

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