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Nuoro ricorda le Foibe. La testimonianza: “sono fuggito con una borsa piena di cioccolato”

L'incontro al Liceo Sebastiano Satta con Flavio Coss
L'incontro al Liceo Sebastiano Satta con Flavio Coss

 

I massacri delle Foibe e l’esodo dalmata-giuliano sono una pagina di Storia che per molti anni l’Italia ha voluto dimenticare. Dal 2004 con l’istituzione della legge 2004, il 10 febbraio, si ricorda questa tragedia ad opera del dittatore comunista Tito che tra il 1943 3 e  il 1947 uccise, gettandoli nelle foibe,  dalle 3mila ai 11mila italiani e oltre 250mila gli esuli italiani che furono costretti a lasciare le proprie case andando via dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Questa mattina Flavio Coss, accompagnato dalla figlia Francesca ha raccontato il proprio dramma davanti a un’aula magna gremita di studenti dell’Istituto Liceo delle Scienze Umane e Musicale “Sebastiano Satta” di Nuoro.

La prima parte è stata affidata al professore e ricercatore  di Storia Contemporanea del Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali dell’Università di Cagliari. Gianluca Scroccu, che ha fatto, una ricostruzione storica meticolosa spiegando l’evoluzione degli avvenimenti che portarono all’eccidio delle Foibe e all’esodo.

Poi la parola è passata al dottor Coss nato a Fiume e che ha ricordato la tragedia dell’esodo dall’Istria.

«Ero piccolo  e la mia nonna mi diede una valigia piena di cioccolato, dicendomi di custodirla con cura», poi ricorda la paura e il terrore di prendere quel treno “merci” simile a quelli che conducevano gli ebrei nei campi di concentramento: «la notte prima di prendere quei vagoni, ha sottolineato, eravamo oltre 2.000 persone coricate in un pagliaio con un freddo gelido, era ottobre del 1948».

Poi ha ricordato il clima di terrore che si era instaurato durante la dittatura di Tito: «si parlava di libertà ma eravamo tutti schiacciati dall’oppressione».

L’esodo dall’Istria portò Coss a vivere successivamente a Torino, dove negli anni dell’Università, si mantenne facendo il modello.

Poi arrivò la soddisfazione della carriera professionale in banca, la famiglia e le gioie del quotidiano ma su di lui un’ombra è sempre rimasta: “quel capitolo della nostra Storia che si fa fatica a ricordare”.

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