venerdì 17 gennaio 2020, Aggiornato alle 22:13
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CNA: Preoccupante calo delle nascite in Sardegna

maternità

Culle sempre più vuote nella nostra Isola, che registra una natalità sempre più bassa; l’anno scorso sono avvenute 9.438 nascite, 704 in meno del 2017 (-6,9%) e addirittura, rispetto al 2012, quasi un quarto delle culle sarde sono vuote (-24,2%).

Le cifre, frutto di un recente report della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola meda impresa) Sardegna sono “molto preoccupanti”: nel 2010 l’età media della popolazione sarda ha superato il valore nazionale giungendo nel 2019 a 46,8 anni (45,4 è la media nazionale e 44,3 nel Mezzogiorno) ma il  tasso di fecondità delle donne è tra i più bassi in Italia: 1,06 figli per donna a confronto con il valore nazionale di 1,32 e di 1,29 nel Mezzogiorno.

Anche l’età media della donna che diventa madre è quasi un anno in più della media nazionale e del Mezzogiorno: 32,5 anni.

In Sardegna, rispetto al 2002 ci sono 85mila donne in meno nella classe 15-49 anni, il 20% in meno contro il 8,2 nazionale e il 13% del Sud.

Situazione presa in esame anche dai vertici della CNA  che analizzano il tessuto sociale e lavorativo, quest’ultimo condizione necessaria per l’arrivo di un figlio: «Questo pessimo risultato matura in un contesto caratterizzato da livelli di natalità già assai bassi ed in costante riduzione – hanno commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, Presidente e Segretario nazionale della CNA – È ragionevole ritenere che il rilevante calo delle nascite trovi spiegazione nei fenomeni di invecchiamento della struttura demografica, aggravati dai consistenti flussi di giovani in uscita dall’Isola in cerca di un inserimento lavorativo soddisfacente».

«Le scarse opportunità di inserimento lavorativo per le donne– hanno precisato Piras e Porcu – associate ad una offerta socio-educativa carente, sono tra le principali cause dello slittamento dei progetti di genitorialità delle giovani coppie. Politiche efficaci mirate a supportare le classi più giovani nel proprio percorso personale di lavoro e famiglia devono stare ai primi posti dell’agenda politica».

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