martedì 19 gennaio 2021, Aggiornato alle 8:32
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Il Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus contro le motivazioni del calendario venatorio.

Scena di caccia (foto I.Ibba)
Una battuta di caccia (foto I.Ibba)

 

Il Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus, ha acquisito dall’Assessorato della difesa dell’ambiente della Regione autonoma della Sardegna  la documentazione sui censimenti faunistici effettuati  di Lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus)  e Pernice sarda (Alectoris barbara) e ha dichiarato: «Allo svolgimento dei censimenti faunistici la Regione autonoma della Sardegna è stata costretta dalla ben nota sistematica serie di pronunce giurisprudenziali dei Giudici amministrativi di questi ultimi anni su vincenti ricorsi ecologisti in contestazione di calendari venatori con assurdi carnieri potenziali privi di alcuna adeguata motivazione.

Senza una previsione di carniere basata su adeguati censimenti faunistici di Lepri e Pernici, queste specie non possono essere cacciate. Questa stagione venatoria ha visto la sospensione del calendario venatorio per le stesse motivazioni anche riguardo il Coniglio selvatico oggetto di una caccia con l’inverosimile carniere potenziale complessivo di quasi 900 mila esemplari abbattibili.

In realtà, quasi certamente nemmeno esistono 900 mila Conigli selvatici in Sardegna e ciò dà la misura di come siano fatti i calendari venatori.

La densità della popolazione di Lepri e Pernici è risultata molto variabile da zona a zona e sarebbe fondamentale quella suddivisione del territorio e quel legame cacciatore-territorio tuttora inesistenti, nonostante la previsione di legge nazionale (legge n. 157/1992 e s.m.i.) e regionale.  Comunque per il territorio libero di cacciala proposta tecnico-scientifica formulata indica nella chiusura della caccia alla Lepre sarda e nel carniere di 1 Pernice sarda per cacciatore per le due giornate di caccia.

Il decreto n. A/9 dell’1 ottobre 2019 ha  permesso la caccia di Lepri e Pernici in palese contrasto con quanto emergente dai rispettivi censimenti faunistici che non sono stati resi conoscibili nel corso della riunione del Comitato faunistico regionale né consegnati ai componenti, ma solo meramente illustrati, con una procedura oltremodo discutibile ed è stata colpevolmente omessa la valutazione degli elementi tecnico-scientifici fondamentali per consentirne».

Il Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus ha attributo la responsabilità politica all’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Gianni Lampis, chiedendo, per il  danno che ritengono sia stato effettuato al patrimonio faunistico le dimissioni dalla carica.

 

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