martedì 7 luglio 2020, Aggiornato alle 21:12
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Peste suina Africana: “dalla Regione una mattanza inutile e dispendiosa”

Un allevamento di suini (foto S.Novellu)
Un allevamento di suini (foto S.Novellu)

«È singolare la scelta del termina adottata dall’ormai, fortunatamente, ex assessore alla Sanità Luigi Arru nel commentare le dichiarazioni da me fatte circa il decennale problema della PSA. Il dottor Arru ha, infatti, affermato che le mie dichiarazioni denotano ignoranza in materia».

Lo afferma Dario Giagoni  capogruppo in Consiglio regionale della Lega Salvini  in merito alla questione dell’abbattimento dei suini allo stato brado per la questione della peste suina.

Giagoni, sull’argomento, risponde agli attacchi dell’ex assessore alla sanità Arru sui metodi adottati per debellare la malattia.

«Se si fossero fermati anche solo un secondo a prestar loro orecchio, forse avrebbero potuto vagliare soluzioni alternative, non solo meno drastiche e dannose in termini ambientali ma anche economicamente meno esose. L’abbattimento dei suini sani allo stato brado, voluto della Regione, non solo è stata una mattanza evitabile ma ha anche messo al rischio la conservazione  della specie autoctona sarda, riconosciuta come razza suina in via d’estinzione tramite Decreto Ministeriale del 2006». Aggiunge Giagoni e conclude: «non si è voluto aver rispetto nemmeno per la cultura millenaria delle comunità del Gennargentu che da sempre traggono sostentamento dall’allevamento dei maiali. Domandiamo dunque una spiegazione su come sia stato possibile consentire lo scavo di fosse comuni atte allo smaltimento delle carcasse di animali sia sani che malati in prossimità di falde acquifere, come avvenne ad Orgosolo, o come sia stato possibile consentire gli interramenti di animali morti in una zona carsica con falde, come avvenuto presso il Comune di Urzulei. La superficialità mostrata nell’affrontare l’emergenza ha inoltre non solo messo a rischio la salute umana, ma ha anche rischiato di favorire il contagio tra gli stessi animali a causa di membri delle task force che spesso hanno  operato privi dei più basilari elementi precauzionali, trasformandosi così in potenziali vettori del virus stesso. In sostanza l’apoteosi del paradosso».

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