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“Manuel non urlava… l’ho colpito più volte con la pala” … il racconto dell’assassino

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Un ritratto del giovane Manuel Careddu
Un ritratto del giovane Manuel Careddu

 

«Mi ha infamato lei». Sarebbero queste le ultime parole pronunciate da Manuel Careddu, il 18enne di Macomer, poco prima di essere ucciso da Christian Fodde, 20 anni di Ghilarza, colui che per l’accusa ha materialmente compiuto l’omicidio l’11 settembre 2018.

Nel corso degli interrogatori dei membri del branco assassino, arrestati per il delitto, è emerso che la ragazza di cui parla Manuel è la minorenne – attualmente in un carcere minorile del Lazio – fidanzata con Fodde. Nel racconto di quest’ultimo davanti al procuratore di Oristano Ezio Domenico Basso, al sostituto Andrea Chelo e ai Carabinieri, avvenuto a metà ottobre dopo l’arresto, il giovane ricorda di aver attirato in una trappola la vittima e poi di averlo colpito con una piccozza che aveva tenuto nascosta sotto la felpa.

«Non urlava – confessa Fodde – Riccardo (Carta, ndr, uno degli arrestati) ha tenuto Manuel a terra, io ho chiesto a C. (il minorenne arrestato, ndr) di legarlo ma lui non l’ha fatto. Si è rifiutato, poi l’ho colpito con la pala che avevo preso dal cassone della moto Ape di Riccardo. L’ho colpito solo io, più volte, ho chiesto a C. di colpirlo ma non lo ha fatto».

Poi il racconto continua, con i dettagli su come il cadavere è stato avvolto dentro un telone e trascinato via sino a farlo sparire seppellito in un terreno. Una confessione che contiene dichiarazioni diverse rispetto a quelle rilasciate dall’amico Riccardo Carta. Intanto un altro giovane, Nicola Caboni, coinvolto successivamente nelle indagini perché aiutò il branco a nascondere il corpo, ha patteggiato una pena di quattro anni per soppressione di cadavere.

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