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Causa da un miliardo contro il Comune di Siniscola. Il Sindaco: “è anacronistico”

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Il sindaco di Siniscola Gian Luigi Farris
Il sindaco di Siniscola Gian Luigi Farris

 

«È una causa anacronistica – dice avanzando perplessità per  – l’iperbolico risarcimento richiesto».

Risponde così, attraverso una nota ufficiale, il sindaco di Siniscola Gian Luigi Farris alla richiesta risarcitoria di 1 miliardo di euro avanzata al Comune dagli eredi del nobile cavalier Giovanni Pusceddu, morto nel 1911, i cui beni furono devoluti agli enti caritatevoli e da questi al Comune.

Un patrimonio ingente che secondo gli eredi, Claudio Marceddu e Paola Antonia Orunesu, assistiti dall’avvocato Carmine Grieco, non è stato sfruttato per la costruzione di un ospedale per i poveri, come da volontà testamentarie del nobiluomo, ma alienato. Da qui la causa al Comune, per cui si è aperto un processo a Nuoro.

«Desta qualche perplessità la causa proposta da persone che si qualificano eredi del cavalier Pusceddu – argomenta il Sindaco – soprattutto perché tenta di attualizzare fatti che il tempo ha consegnato alla storia. I beni in questione, nell’arco di più di un secolo, sono divenuti edifici comunali, strade, piazze, chiese, case popolari, terreni affidati a cooperative. Beni i cui frutti sono andati al servizio della collettività».

Il primo cittadino ricorda che «altri contenziosi intentati da asseriti discendenti del cavalier Pusceddu si sino conclusi tutti favorevolmente sia per gli enti caritatevoli che per il Comune. In particolare la sentenza del 31 luglio 1952 e della Corte d’Appello di Cagliari del 7 luglio 1954 che l’ha confermata».

Farris ripercorre la vicenda del lascito: «I beni del cavalier Pusceddu, dopo la morte della vedova Giuseppina Musio che ne era l’usufruttuaria, sono andati a costituire nel 1942 la dotazione patrimoniale dell’Istituto pubblico assistenza beneficenza (IPAB). La fondazione in questione, tramite l’Ente comunale di assistenza, ha sempre avuto la disponibilità dei beni. Negli anni i terreni del Santuario di Sant’Elena sono stati concessi in affitto a una cooperativa agricola, altri terreni e fabbricati erano stati permutati dall’ospedale della Trinità con il Comune, che li aveva destinati ad opere pubbliche; altri ancora erano stai lottizzati dalla stessa Fondazione e ceduti a terzi, destinandone i proventi all’assistenza pubblica. Altri cespiti erano stati espropriati per pubblica utilità. Alla fine degli anni ’80 le IPAB sono state soppresse e i loro beni residui sono transitati in proprietà ai Comuni».

«L’amministrazione (tutelata dall’avvocato Giuseppe Longheu, ndr) ovviamente si sta difendendo in giudizio – conclude Farris – certa che anche quest’ultimo contenzioso sia destinato a fallire».

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