Il Bambù oro verde per il Nuorese? Intervento Giuridico avvisa: piante infestanti per i nostri territori

venerdì 24 maggio 2019, Aggiornato alle 14:23
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Il Bambù oro verde per il Nuorese? Intervento Giuridico avvisa: piante infestanti per i nostri territori

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In questi ultimi mesi è cresciuta l’attenzione, anche da parte di Istituti universitari, verso una nuova coltivazione che si vuol diffondere a livello locale il bambù.

In Sardegna e nello specifico nel Nuorese sono stati realizzati i primi bambuseti, a Nule, Mamoiada e Sorgono, mentre altri ancora stanno per partire a Fordongianus, Castiadas e Tortolì. In Italia lavora da tempo il Consorzio Bambù Italia e in Sardegna operano associazioni per la promozione della coltivazione del bambù gigante Onlymoso (Phyllostachys edulis), di origine cinese.

A Nuoro la scorsa settimana l’incontro è stato organizzato dall’associazione Confimprenditori Sardegna ma il gruppo Intervento Giuridico coordinato da Stefano Deliperi fa alcune precisazioni in merito a questa “opportunità nell’agricoltura”

«In Sardegna sono stati anche promossi veri e propri viaggi di lavoro per illustrare le opportunità di investimento: “La coltivazione del bambù gigante garantisce un’elevata redditività: si stima che, in media, da un ettaro dedicato a questa coltura (35mila euro per ettaro) si possano ricavare dai 20 agli 80 mila euro all’anno, a fronte di una coltivazione che non richiede particolari cure. Una volta messe a dimora, difatti, le piantine di questa specie necessitano di acqua solo nei primi due, tre anni di vita. Possono raggiungere i 25 metri di altezza e sono garanzia di lunga vita, mentre la resa va da 1.000 a 5.000 culmi (canne) e da 5.000 a 10.000 chili di germogli. A dimora, 1200 piantine, diventano circa 15500 in 7 anni (3660 già al 3° anno)», scrive Intervento Giuridico e continua:  «sembrerebbe quasi oro verde.Nessuna controindicazione? A parte il potenziale stravolgimento di vaste aree del paesaggio agrario sardo, il bambù è una pianta infestante».

Secondo gli ambientalisti: «il bambù gigante è una pianta ‘dura a morire’. Un plus visto che non ha parassiti naturali e non ha bisogno di agrofarmaci».

Secondo gli esperti, specifica il Gruppo Intervento Giuridico, per contenere la crescita è bene scavare un fosso intorno al campo, bastano 60-80 centimetri. Ma se dopo qualche anno si decidesse di cambiare coltura bisognerà ingaggiare una dura lotta col bambù. I metodi per disfarsene sono tre. Primo, tagliare tutte le canne e i germogli ad ogni primavera finché i rizomi non muoiano. Due, tagliare le canne e distruggere i rizomi meccanicamente. Tre, utilizzare massicce quantità di disseccante. Ineludibile la necessità di grandi quantitativi d’acqua nei primi 3-4 anni di vita: 40-50 metri cubi per ettaro ogni mese, per buona parte dell’anno.

«Sarebbe il caso che la Regione autonoma della Sardegna (Assessorati della difesa dell’ambiente e dell’agricoltura, Enti sperimentali e di gestione in campo agricolo) facesse le sue verifiche preventive e desse le sue indicazioni al settore agricolo, prima che capitino eventuali malaugurati pasticci. Qualcuno si ricorda che cosa è successo agli allevamenti di Castorino, le ormai comuni Nutrie? O no?» concludono.

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