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Nuoro. Non si placano i veleni sulle modifiche al presbiterio della Cattedrale

L'altare cattedrale di Nuoro prima del 1932
L'altare cattedrale di Nuoro prima del 1932

 

Il 23 luglio hanno avuto inizio i lavori di restauro della chiesa di Santa Maria della Neve cattedrale di Nuoro. Da quanto dichiarato ufficialmente nel corso di una conferenza stampa dai responsabili lo scorso 9 luglio, il contestatissimo presbiterio che aveva portato il Comitato popolare “Salviamo l’altare ottocentesco, no al progetto Ziranu del nuovo presbiterio della Cattedrale di Nuoro” a scendere in campo per una raccolta di firme che ha portato a quasi 5000 sottoscrizioni, che sono state consegnate personalmente al vescovo monsignor Mosè Marcìa, non sarà realizzato.

A riguardo abbiamo sentito Michele Pintore, giornalista nonché portavoce del Comitato popolare contro il progetto.

Il giornalista Michele Pintore

Il giornalista Michele Pintore

Il contestato progetto del presbiterio non verrà dunque realizzato, si può dunque dire che alla fine ha vinto il comitato popolare? Ha vinto il buon senso! Si trattava di un progetto che contrastava nettamente con lo stile architettonico del tempio, un vero e proprio “pugno nell’occhio”; anche se va detto che non si contestava nello specifico solo il progetto (nulla da eccepire sulla professionalità del progettista, parliamo di un lavoro più adatto a una chiesa del 3° millennio che una cattedrale ottocentesca costruita in puro stile neoclassico), ma anche il modo in cui questo era stato presentato alla cittadinanza, e l’iter che ha seguito.

In che senso? Come cittadini ci siamo subito allarmati quando, come un “fulmine a ciel sereno”, il 29 gennaio del 2017 è comparso sul settimanale diocesano l’articolo “La modernità dentro il neoclassico”, dove, senza nessuna precedente discussione tra committente e cittadinanza veniva presentato il progetto del nuovo presbiterio, un vero e proprio affronto nei confronti dei fedeli e della cittadinanza nuorese. Un progetto (dal costo preventivato di 150mila euro – ma probabilmente sarebbero stati di più) che, oltretutto, non teneva conto in alcun modo delle vigenti “Norme dalla C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana), che in fatto di adeguamenti liturgici riportano a pagina 37 del capitolo 56 che: “…[il progettista] cercherà di assicurare una continuità tra l’edificio ereditato con il suo patrimonio di valori ed elementi innovati che riterrà opportuno introdurre». Inoltre le norme riportano che: «il progetto accoglierà anche i suggerimenti della comunità dei fedeli” (da notare, e questo non è certo cosa da poco, che sul testo il brano è riportato in grassetto).

Tutto questo ha portato alla formazione di un comitato spontaneo e alla convocazione il 17 febbraio del 2017, presso la Biblioteca S.Satta, di un’assemblea popolare con l’invito alla partecipazione di vescovo, progettista ed esponenti della Curia per discutere del progetto. Davanti ad un’affollata assemblea, questi ultimi presero atto della totale opposizione al “progetto Ziranu” del presbiterio, che senza mezzi termini venne espressa da tecnici, architetti, giornalisti, storici dell’arte, rappresentanti del F.A.I. (Fondo Italiano Ambiente) e semplici cittadini. Per tutta risposta, il vescovo Marcìa dichiarò che i lavori sarebbero andati avanti comunque, aggiungendo che era sua intenzione portarli a termine entro la scadenza del proprio mandato episcopale (10 ottobre 2018 ndr.), oppure iniziarli per poi essere portati a termine da qualcun altro dopo la sua partenza.

Nuoro, il progetto per la modifica del presbiterio della Cattedrale di S.Maria della Neve

Nuoro, il progetto per la modifica del presbiterio della cattedrale di S.Maria della Neve

Ma risulta che c’era stata una presentazione pubblica del progetto del presbiterio in un convegno tenuto in cattedrale il 20 gennaio 2017? Certo, un convegno voluto da monsignor Marcìa (committente), condotto da don Francesco Mariani (alla presenza di non più di 30 persone), che ha visto l’intervento della dott.ssa Maria Picciau, di don Pierangelo Muroni e l’ingegner Angelo Ziranu (progettista), dove stranamente non erano stati invitati altri tecnici ed esperti locali.Ma soprattutto era stato un convegno, indetto non per discutere sul gradimento o meno del progetto, ma per presentare il lavoro che si stava per mettere in atto.

Ma come fa a dire che si trattava di lavori che si stavano per mettere in atto? Siamo stati informati in tempo e avevamo la certezza che i lavori stavano per iniziare ai primi del 2017 e la prova ne era il fatto stesso che il vescovo aveva già provveduto all’acquisto del materiale occorrente (un grosso quantitativo di marmo di Carrara del tipo “Michelangelo”), quindi non ci si venga a dire (dal momento che neppure un ingenuo lo crederebbe), che si affronta una spesa cosi grossa di materiale senza avere la certezza di dare inizio ai lavori.

Ma quei lavori cui secondo voi si stava per dare inizio, erano regolarmente autorizzati? Questo bisognerebbe chiederlo al vescovo. Una cosa è certa: non ci fu neppure allora il coinvolgimento dei cittadini.

Qualcuno fa presente la totale mancanza di proteste riguardo ai precedenti lavori di cui è stata oggetto la cattedrale negli anni passati. Come mai questa forte presa di posizione in questi ultimi anni. Qualcuno si chiede: “Dov’era allora il Comitato popolare?” È la domanda che mi ha fatto anche Marcìa durante uno dei diversi incontri intercorsi tra noi (ma forse sarebbe meglio chiamarli scontri) per la consegna delle oltre 4000 firme contro il progetto del presbiterio (poi le firme sono aumentate a circa 5000). «Come mai – ha detto il vescovo – questo vostro accanimento contro il progetto, quando nel passato nessuno ha avuto da dire sui lavori intrapresi sulla cattedrale quando c’erano i miei predecessori?». La mia risposta (come portavoce del Comitato popolare) è stata molto semplice: abbiamo fatto male, anzi malissimo a non stare più attenti in passato nel vigilare sul nostro patrimonio storico e artistico riguardo alla cattedrale, ma anche di altri edifici di rilievo della nostra città (basti pensare all’insensata furia devastatrice di cui ancora adesso piangiamo le conseguenze, che ha portato alla distruzione delle antiche carceri ottocentesche di Via Roma e del vecchio Palazzo Mereu (sede del Municipio nuorese), questo non vuol dire che dobbiamo continuare di questo passo. Ci siamo fidati troppo di chi invece aveva il compito, in quanto autorità, di tutelare il nostro patrimonio, è ora tempo di finirla, abbiamo deciso di dire basta! Quindi non aggiriamo l’ostacolo attuale (presbiterio) cercando di spostare l’obiettivo sugli errori del passato; ora, memori di quegli errori non vogliamo che questi si ripetano ancora.

In definitiva, nella conferenza stampa tenuta dalla Curia il 7 luglio scorso, si è stabilito una volta per tutte quali saranno ufficialmente i lavori che interesseranno la cattedrale? Nel corso della conferenza, dopo un’esauriente lezione sull’evoluzione dell’arte neoclassica in Italia, partendo dal Canova per arrivare al Cima fino ai nostri Cano, Orunesu e Galfrè (che realizzarono la cattedrale nuorese di S. Maria) si è arrivati finalmente alla presentazione dei lavori previsti che riguarderanno tre punti: la sistemazione dell’antico altare maggiore del 1849, opera dell’architetto Giacomo Galfrè, che liberato dalle parti aggiunte durante gli interventi del 1932 verrà riportato alla struttura originaria col riposizionamento del tempietto neoclassico (vedi foto in alto); la messa in opera di un nuovo impianto d’illuminazione con lampade led, in sostituzione delle vecchie lampade al neon; la sistemazione delle tombe dei vescovi che si trovano nella navata sinistra del tempio.

A questo punto, dopo varie insistenze (perché si è tentato in tutti i modi di non farmi intervenire) sono intervenuto a gran voce, chiedendo che fine avesse fatto il tanto contestato “progetto Ziranu”. Con evidente imbarazzo hanno dovuto ammettere che il progetto non si farà più (a meno di eventuali sorprese). Da notare che il video della conferenza stampa è stato pubblicato in rete col taglio del mio intervento.

Ora naturalmente come Comitato popolare vigileremo sull’impegno preso pubblicamente, perché non si permettano di fare altri lavori oltre a quelli indicati nei 3 punti. Viene infatti, da sospettare, che in seguito si voglia intervenire sul presbiterio, dal momento che l’altare del Galfrè verrà posizionato (secondo il progetto presentato) spostato più in fondo, verso l’abside della chiesa.

In questo che definirei “crepuscolo marciano”, noto come, in previsione della scadenza del mandato episcopale, vescovo Marcìa stia tentando il tutto per tutto per una sua riconferma, vantando una “nuoresità” (come riportato dalla carta stampata nei giorni scorsi) che certo non gli appartiene, come si può dedurre da alcune sue espressioni: “Nuoro? Una bella città, peccato però che ci siano i nuoresi! (frase detta nel 2017 a un’anziana nuorese durante una visita pastorale), oppure: “I nuoresi devono ancora crescere …” – detta in assemblea. In più c’è da dire che detta “nuoresità” non se l’è certo conquistata assegnando l’appalto dei lavori dell’Episcopio a un’impresa locale (pur sapendo la grave crisi occupazionale dell’edilizia nuorese), preferendo affidare i lavori a una ditta di fuori (impresa – caso strano – riconducibile ad un suo parentecosì come nel cartello dei lavori – forse sarà una dimenticanza – non compaiono ne la scadenza dei lavori e ne l’importo dell’appalto, nonostante si tratti di un finanziamento attinto dai cittadini con l’8 x mille).

In proposito si vanta anche una presunta solidarietà del “mondo religioso” che, secondo il direttore del settimanale diocesano, si schiererebbe con Marcìa. Io lo inviterei a sentire che cosa pensi realmente il clero nuorese (di tutt’altra idea, come ho potuto accertare, per quanto, giustamente, non si esponga, così come anche alcuni alti prelati sardi). Tutto questo, io l’ho fatto presente al Vescovo in persona durante un’incontro/scontro con lui, dicendogli esplicitamente che “Il clero nuorese e dei paesi non vede l’ora che lei vada via!”, e per tutta risposta mi sono sentito rispondere: “A me di quello che dice il clero non importa niente!”.

Come Comitato popolare, infine, vogliamo testimoniare la nostra solidarietà all’avvocato Antonio Costa, presidente del “Comitato Monte Ortobene Ultima Spiaggia”, il quale da tempo si batte contro la prepotenza e l’arroganza di Curia e parroco – che vietano le celebrazioni dei matrimoni nelle chiese campestri nuoresi, nonostante il drastico calo dei matrimoni in chiesa, rispondendo ai novelli sposi, che ne manifestano desiderio: “Se non vi va bene andatevi a sposare in municipio!”. Alla richiesta di sostituzione del vescovo Marcìa, senza ulteriore proroga, che l’associazione presieduta da Costa intende inoltrare a papa Francesco in Vaticano, ovviamente si unirà anche quella del nostro Comitato,

Certo, e concludo, che la diocesi di Nuoro nei 239 anni della sua storia, mai ha avuto a che fare con così gravi problemi a causa di un vescovo. Anzi, a dire il vero un problema del genere lo dovette affrontare nel 1819 quando fu nominato vescovo di Nuoro monsignor Antonio Maria Casabianca, un vescovo che non brillò certo per attaccamento alla città di Nuoro e ai fedeli affidati alle sue cure. Di lui ho recentemente trovato presso gli archivi di Casa Savoia a Torino un rapporto del Governo piemontese (che pubblicherò a breve), dove si mette in evidenza il suo disamore verso Nuoro e i nuoresi già addirittura prima di prendere possesso della sua diocesi. Il rapporto cita a riguardo: «… parlava con infinita acrimonia e senza nessun rispetto del Capitolo, che pur ancora non conosceva, e della Diocesi a cui gli era commessa la cura..». È proprio il caso di dire che la storia si ripete!

S.Novellu © Tutti i diritti riservati

 

 

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