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Duplice omicidio Monni-Masala: scontro in aula sul riconoscimento di Cubeddu come presunto killer

L'imputato Alberto Cubeddu durante il processo (foto S.Novellu)
L'imputato Alberto Cubeddu durante il processo (foto S.Novellu)

Scontro in aula fra avvocati e PM sul riconoscimento fotografico di Alberto Cubeddu come uno degli assassini nel delitto Monni-Masala da parte di una testimone chiave. Si tratta di una studentessa che la mattina dell’8 maggio 2015 (il giorno dell’uccisione di Gianluca) era presente alla fermata del pullman e riconobbe Alberto Cubeddu come uno dei presunti killer a bordo dell’auto dalla quale furono esplosi i colpi d’arma da fuoco fatali contro Gianluca Monni.

Le problematiche relative alla comparazione tra fotografie di Cubeddu e l’identikit mostrato alla studentessa dal capitano del nucleo investigativo dei Carabinieri di Nuoro Luigi Mereu, in due giorni distinti, tra il 14 e il 16 maggio 2016 è stato il punto saliente dell’udienza odierna.

Il Capitano è stato il primo, oggi, a salire sul banco dei testimoni e il fascicolo fotografico di Cubeddu da lui preparato è stato contestato dagli avvocati della difesa Patrizio Rovelli e Mattia Doneddu.

Il capitano dei Carabinieri Luigi Mereu

Il capitano dei Carabinieri Luigi Mereu

La comparazione fotografica fu fatta su tre foto diverse: la prima, la foto tessera della carta d’identità dell’imputato che risaliva a circa cinque anni prima dei fatti del 2015.

«Siccome la studentessa disse che l’uomo visto da lei a bordo dell’auto era molto più grande rispetto alla foto mostrata – ha affermato il Capitano – si procedette a farle vedere quella della patente di guida. Questa, però, essendo di dimensioni troppo piccole a un ulteriore ingrandimento risultava essere troppo sgranata allora si procedette ad acquisire l’immagine di Cubeddu dal proprio profilo personale di Facebook».

La studentessa fu sentita per la prima volta dagli inquirenti il giorno stesso che venne ucciso Gianluca Monni (8 maggio 2015) e già in quell’occasione fornì una descrizione di colui che secondo lei era affianco di chi guidava l’auto di colore scuro dei killer (identificata con l’Opel Corsa di Stefano Masala).

La difesa ha chiesto a Mereu perché il verbale dell’otto maggio non sia stato acquisito nel fascicolo di comparazione fotografico del 14 e 16 maggio: un passaggio importante saltato secondo gli avvocati Rovelli e Doneddu per l’effettiva identità del killer. Il PM Andrea Vacca, assieme agli avvocati di parte civile Angelo Magliochetti, Rinaldo Lai, Margherita Baragliu e Antonello Cao e Caterina Zoroddu hanno fatto una forte obiezione su questo punto. Secondo Magliocchetti, infatti, il fascicolo contenente la descrizione dell’uomo fornita dalla studentessa nella deposizione dell’8 maggio non era fondamentale per le comparazioni fotografiche avvenute successivamente in quanto la giovane per ben due volte riconobbe attraverso le immagini mostrate Cubeddu come l’uomo seduto nel lato passeggero.

Ora spetterà al Presidente della Corte e alla giuria popolare se quella deposizione sia fondamentale o no per riconoscere chi realmente era a bordo dell’auto scura nella prossima udienza del 17 gennaio 2018.

Durante l’udienza odierna, inoltre, Vacca si è accertato dell’esistenza di eventuali percorsi alternativi rispetto alla strada ordinaria che da Nule conduce a Ozieri e che attraversa il paese, lungo la quale sono dislocate diverse telecamere di video sorveglianza; e sui tempi di percorrenza tra Orune, Nule e Ozieri. Mereu, in proposito ha risposto che esiste una via secondaria che passando per il cimitero conduce a Ozieri in 55 minuti.

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