Nuoro: ballottaggi nella storia

Sonia

Nuoro: ballottaggi nella storia

domenica 21 Giugno 2015 - 13:04
Nuoro: ballottaggi nella storia

Giovanni Siotto Pintor

Don Gavino Gallisai
Don Gavino Gallisai

Nuoro 1854, quando per conquistare qualche voto in più, qualcuno “fermò il tempo”. Su richiesta di don Gavino Gallisai (il don Missente del Giorno del giudizio), infatti, il 24 febbraio del 1854, l’orologio pubblico situato sul campanile della cattedrale fu riportato indietro di mezz’ora.

 

A Nuoro, nel passato come nel presente, in campagna elettorale vengono messi in campo tutti i mezzi e i sistemi per catturare qualche voto in più. Nell’Ottocento, quando il diritto di voto era esercitato da poche persone prescelte, le battaglie tra i candidati si risolvevano tra poche decine di elettori, e quindi di conseguenza allora più che mai era caccia aperta per conquistare anche un singolo voto.

Giovanni Siotto Pintor

Siotto Pintor

Per le elezioni per la Camera dei deputati (V legislatura), che si tennero a Nuoro il 22 gennaio del 1854, gli iscritti al collegio di Nuoro erano 370 (allora al voto erano ammessi soltanto cittadini appartenenti ad alcune classi sociali), mentre i votanti effettivi furono 65. I concorrenti in lizza erano due: l’avvocato Antonio Siotto Pintor (Orani 1800 –1876), che ottenne 36 voti, e l’avvocato Francesco Sulis (Sassari 1817 – Roma 1878), che ne ottenne 27, mentre 2 voti andarono dispersi. Non avendo nessuno dei due ottenuta la maggioranza prescritta dalla legge, due giorni dopo, si procedette al ballottaggio tra i due candidati. Al ballottaggio, in cui i votati furono 88, l’avvocato Siotto Pintor ottenne 47 voti mentre l’avvocato Francesco Sulis ne ottenne 41. L’avvocato Antonio Siotto Pintor di conseguenza fu eletto deputato per il collegio di Nuoro.

Nonostante le operazioni di voto vennero ritenute regolari, ai verbali dell’avvenuta elezione fu unita una protesta di alcuni cittadini che sospettarono alcune irregolarità di procedura. Tre in particolare erano stati gli argomenti della sospetta irregolarità.

Il primo riguardava che durante lo svolgimento delle elezioni fossero presenti nella sala dell’adunanza alcune persone estranee al seggio; il secondo, per motivo che il reale decreto di convocazione delle elezioni non fu pubblicato nei comuni di Osidda e Benetutti, e infine il terzo motivo era dovuto al fatto che nel seggio di Nuoro, che allora era situato presso l’antico Cumbentu (convento francescano) si era proceduto alle operazioni di voto, in orario non stabilito dal regolamento.

Mentre i primi due casi vennero risolti con provvedimenti d’ufficio, per il terzo caso si richiesero degli accertamenti.

Relazione Camera di deputati

La Relazione della  Camera di deputati

Il caso, infatti, fu in seguito argomento di un’inchiesta parlamentare, che portò a un’indagine e, il 29 marzo del 1854, a un intervento presentato dall’On. Cavallini alla Camera di deputati. L’On. Cavallini, nel suo dettagliato intervento riguardante le elezioni di Nuoro (riportato testualmente dai verbali della Camera dei deputati – sessioni del 1853 – 1854 – tornata del 29 marzo 1854) cosi relazionava ai deputati in aula, descrivendo come avvennero i fatti: «Al momento in cui trattavasi di procedere alla seconda chiamata degli elettori, che non avevano risposto alla prima, si dubitò da taluno dell’ufficio elettorale che fosse suonata l’ora dopo il mezzodì. Il presidente dell’ufficio, nel lodevole intendimento di torre la dubbiezza, lasciò trascorrere ancora da otto a dieci minuti, quando alcuni elettori i quali si trovavano presenti e stavano attendendo la votazione instarono perché si procedesse senza ulteriore indugio al secondo appello, sostenendo che l’ora dopo mezzodì si fosse da oltre 20 minuti trascorsa, la si fosse da lunga pezza udita suonare dall’orologio del convento dei Minori Osservanti, come si era anche udito il segnale del coro che succede sempre a quell’ora, ed aggiungendo che se in quel giorno l’orologio pubblico del convento non concordava, come sempre per lo passato, con quello della cattedrale, la dissonanza dovesse attribuirsi ad un qualche sconcerto avvenuto probabilmente nell’orologio della cattedrale, poiché questo dopo d’aver suonati i tre quarti dopo il mezzodì, torno dopo il trascorso di altri venti minuti a suonare per la seconda volta i tre quarti. Le circostanze esposte dagli elettori instanti venivano pure ammesse e riconosciute dall’ufficio il quale, facendosi allora a confrontare anche l’orologio del convento, che concordava colla meridiana, con diversi orologi tascabili, ebbe a riconoscere cogli elettori presenti che era ormai giunta l’una e mezza dopo mezzogiorno, e si procedette quindi al secondo appello. Il signor intendente di Nuoro non soddisfatto di aver stabilito che l’ufficio del collegio aveva proceduto secondo le norme dalla legge prescritte, cercò pure con lodevole sollecitudine di indagare la causa della dissonanza fra l’orologio del convento e quello della cattedrale. Ed eccovi – concludeva il relatore- quanto ha risposto al riguardo il custode della cattedrale». Il deputato relatore On. Cavallini, passava quindi a leggere il verbale della deposizione: «Pronto ad asseverarlo con giuramento, io Giovanni Maria Manca Floris, sopranominato Faragone, incaricato di regolare l’orologio civico posto nel campanile di questa cattedrale, attestato essere pienamente memore che il ventitré gennaio ultimo, che era il giorno dell’elezione del deputato, vennero da me un po’ dopo il meriggio, a nome del signor don Gavino Gallisai e del canonico Guiso parroco, il nominato Giuseppe Manca Sulis di Nuoro, indi il prete A. Pasquale Selis, l’uno dopo l’altro, richiedendomi separatamente di voler far ritardare l’orologio (Oh ! Oh !) – Sic-; al che, non credendo di fare cosa dannosa a nissuno, ed anche per compiacere coloro a nome cui nome mi veniva la richiesta, non esitai ad aderirvi, e recatomi sul campanile alla mezza dopo il mezzogiorno, fermatomivi per qualche tempo, feci retrocedere l’orologio alla mezz’ora quando stavano per suonare i tre quarti (Movimenti diversi), e ciò per due volte, per modo che il ritardo si può calcolare da venticinque a trenta minuti. Indi verso le due, ricondussi la sfera dell’orologio alla vera ora. Debbo soggiungere – concludeva il testo della deposizione – che in quel giorno (ventitré) l’orologio della città, prima che io lo facessi retrocedere, camminava perfettamente d’accordo coll’orologio del convento dei Minori Osservanti, dal quale, siccome più esatto e meglio regolato, sogliamo prender norma nel regolare l’orologio civico; e in conferma mi sottoscrivo: Nuoro addì 16 febbraio 1854. Giovanni Manca Floris».

Francesco Sulis

Francesco Sulis

Questo è quanto riporta la storia. Naturalmente non è dato a capire quali dei due deputati concorrenti al ballottaggio avrebbe avvantaggiato lo spostamento dell’orario regolarmente stabilito. Probabilmente avrebbe permesso di far votare a qualche elettore che si trovava fuori città e, visto il risicato numero dei votanti, anche un solo voto poteva essere determinante (infatti il risultato fu di 47 voti per Siotto Pintor contro i 41 del Sulis).

Il fatto comunque portò all’annullamento dell’elezione del deputato Antonio Siotto Pintor.

L'orologio solare del Convento

L’orologio solare del Convento dei Minori osservanti

L’avvenimento tuttavia è servito per capire che allora a Nuoro (anno 1854) esistevano due orologi meccanici, sistemati rispettivamente sul campanile destro (lato ovest) della Cattedrale e sul campanile del Convento dei frati Minimi Osservanti (att. Via Manzoni). La tecnologia del tempo, però, probabilmente non era molto avanzata dal momento che l’orologio della Cattedrale (spesso fuori tempo) doveva essere regolato con l’ora segnata da quello del Convento, indubbiamente più attendibile perché sincronizzato con la meridiana solare installata dai frati nello stesso edificio.

A Nuoro, infatti, all’epoca esistevano anche due orologi solari (meridiane), uno nel palazzo Fois-Chironi e l’altro appunto nel convento dei frati Minori Osservanti. L’orologio solare del convento è stato recentemente riscoperto sotto il tetto del vecchio edificio religioso del XVII secolo, mentre quello del citato palazzo Fois–Chironi, costruito a metà Ottocento nell’attuale Via Aspromonte, è stato recentemente ricostruito da un esperto in astronomia e un pittore locale, grazie all’interessamento degli attuali proprietari dello stabile.

Michele Pintore

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