Cassazione: Moglie diventa omosessuale? Nessun addebito della separazione

Sonia

Cassazione: Moglie diventa omosessuale? Nessun addebito della separazione

giovedì 30 Aprile 2015 - 07:00

omosessualità, lesbo

Niente addebito della separazione se nel corso del matrimonio uno dei due coniugi scopre la sua omosessualità e prende le distanze dal matrimonio con frequenti assenze dall’abitazione coniugale, per incontrare persone del suo stesso sesso, e dalla precedente dedizione e cura del partner e dei figli.

Lo sottolinea la Cassazione respingendo la richiesta di addebito della separazione avanzata da un marito sardo contro la moglie che, a suo dire, «nonostante il loro rapporto non fosse in crisi, si era semplicemente stancata di comportarsi da moglie fedele e da madre, preferendo accompagnarsi ad altre donne con cui intratteneva relazioni omosessuali».

Ad avviso di supremi giudici, l’eventuale omosessualità della signora in questione «non sposterebbe, quand’anche corrispondesse al vero, i termini della questione, attesa la ancor maggiore evidenza dell’intollerabilità della convivenza matrimoniale per una persona omosessuale».

Con questa decisione la Cassazione – sentenza 8713 della Prima sezione civile – ha confermato la pronuncia con la quale la Corte di Appello di Cagliari aveva ristabilito il diritto di Maria O. a ricevere 400 euro al mese di mantenimento da parte dell’ex marito Gesumino P. il quale, invece, in primo grado aveva ottenuto la dichiarazione di addebito della moglie con la conseguenza di non doverle corrispondere nulla.

I loro tre figli ormai erano grandi e autonomi e nulla era stato stabilito nei loro confronti.

Maria, dopo la crisi matrimoniale, era rimasta ad abitare nella casa coniugale che era di sua proprietà. La donna aveva passato un periodo molto difficile culminato addirittura in un tentativo di suicidio avvenuto dopo una grave depressione manifestatasi dopo il viaggio in America durante il quale, ormai adulta e sposata, aveva conosciuto sua madre, che la aveva praticamente respinta ed era stata molto fredda con lei. Rientrata in Sardegna, Maria aveva iniziato a distaccarsi dalla famiglia e dal marito con il quale non voleva più avere rapporti.

Sempre più frequentemente vedeva le sue amiche, passava il tempo con loro e si tratteneva a dormire fuori casa. Dai giudici del Tribunale di Cagliari, in primo grado, questo comportamento era stato ritenuto causa della fine della vita di coppia e Maria era stata ‘sanzionata’ con la negazione del diritto al mantenimento nonostante non fosse più in grado di lavorare come donna delle pulizie per via della depressione e nonostante il marito avesse un reddito di circa 1500 euro mensili.

In appello, però, i magistrati hanno ritenuto che a Maria non si potesse imputare alcuna “colpa”. E adesso anche la Cassazione, che non è entrata nel merito della presunta omosessualità della donna, circostanza sostenuta dall’ex marito, ha stabilito che comunque in via di principio in casi del genere non scatta l’addebito perché è ben comprensibile che chi si trova a vivere un simile travaglio esistenziale trovi “intollerabile” il protrarsi della convivenza matrimoniale. «In considerazione delle oscillazione giurisprudenziali registratesi sul tema dell’addebito della separazione dei coniugi», la Cassazione – presidente Fabrizio Forte, relatore Carlo De Chiara – ha compensato le spese tra le parti pur rigettando il ricorso del marito abbandonato

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta
Sostieni l'informazione libera e indipendente di Cronache Nuoresi