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Miglio: con l'annuncio del Giubileo Bergoglio riparte dalla Misericordia

Cagliari, Papa Francesco parla ai giovani (foto S. Novellu - Cronache Nuoresi)
Cagliari, Papa Francesco parla ai giovani (foto S. Novellu - Cronache Nuoresi)
Cagliari, Papa Francesco parla ai giovani (foto S. Novellu - Cronache Nuoresi)

Cagliari, Papa Francesco parla ai giovani (foto S. Novellu)

A poche ore dall’annuncio fatto da Papa Bergoglio di un nuovo Anno Santo che si aprirà il prossimo 8 dicembre (a cinquant’anni esatti dalla conclusione del Concilio Vaticano II) e dalla quasi contemporanea intervista a una televisione messicana durante la quale il Pontefice racconta di sentire che il proprio sarà un  prontificato breve, l’Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio inteviene con una nota per far luce su alcuni aspetti

«Papa Francesco – scrive Miglio – annuncia un anno giubilare dedicato alla Misericordia di Dio proprio nel secondo anniversario della sua elezione a Vescovo di Roma: in questo modo riparte dalla prima parola pronunciata all’inizio della sua nuova missione, la Misericordia. Oggi però questa parola ha un tono diverso, più vissuto e, credo, più sofferto.

Nei due anni trascorsi Papa Francesco ha potuto toccare con mano tante situazioni interne alla Chiesa e sparse nel mondo che hanno bisogno di un supplemento di misericordia per essere superate e sanate. Con l’annuncio del prossimo anno giubilare – 8 dicembre 2015, 50mo della conclusione del concilio – 20 novembre 2016 – ci dice in maniera forte che tutti abbiamo bisogno della Misericordia, senza paura di guardare in faccia le situazioni doloranti, chiamando i mali con il loro nome, ma anche senza timore di chiedere troppo alla Misericordia di Dio, capace di guarire ogni ferita, per chi domanda con umiltà. Un’antica orazione liturgica dice: O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia… (domenica XXVI del tempo ordinario).

La Misericordia di Dio non vuole stendere un velo pietoso sulle ferite ma risanarle. È cosa molto diversa da un’amnistia: prima condizione dunque è prendere coscienza delle ferite, cioè di tutte quelle situazioni che hanno bisogno di essere risanate. Il prossimo Sinodo dedicato alla famiglia e il 50mo della conclusione del Concilio diventano l’occasione per guardare alle situazioni che fanno soffrire la famiglia e la comunità ecclesiale. Possa l’anno giubilare – conclude l’Arcivescovo – aiutarci ad essere una Chiesa che annuncia in modo chiaro e forte la via del Vangelo, ma più preoccupata di incoraggiare che di condannare, come ci disse San Giovanni XXIII l’11 ottobre ’62, aprendo il Concilio Vaticano II».

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