mercoledì 5 agosto 2020, Aggiornato alle 15:35
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Nucleare. Ispra: concluso esame mappa Sogin per deposito di stoccaggio

Un deposiot di scorie nucleari
Un deposiot di scorie nucleari
Un deposiot di scorie nucleari

Un deposiot di scorie nucleari

Entro un mese il nulla osta del Ministero

La Sogin, la società di Stato che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, aveva consegnato ad Ispra il 2 gennaio scorso la mappa delle aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito Nazionale Nucleare per circa 75mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media intensità.

Secondo il timing stabilito dalla procedura, l’Ispra aveva due mesi – quindi ha ritardato di una decina di giorni – per verificare il rispetto da parte di Sogin dei criteri indicati nella “Guida tecnica per la localizzazione” stilata dall’Ispra e poi validarla.

Ora, nell’arco di un mese, è atteso il nulla osta dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico per rendere pubblica la Carta e il Progetto preliminare.

La Sogin stima un investimento di circa 1,5 miliardi di euro per la realizzazione del Deposito, circa 1.500 occupati l’anno per quattro anni e 700 posti di lavoro per la gestione. Quindici i criteri di esclusione delle aree su cui potra’ essere costruito il deposito all’interno di un Parco tecnologico (che prevede un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, per attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato).

Escluse aree vulcaniche attive o quiescenti, localita’ a 700 metri sul livello del mare o ad una distanza inferiore a 5 chilometri dalla costa, aree a sismicità elevata, a rischio frane o inondazioni e le “fasce fluviali”, dove c’è una pendenza maggiore del 10%. No ad aree naturali protette, che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati, quelle a distanza inferiore di un chilometro da autostrade e strade extraurbane principali e ferrovie.

Individuate le aree potenzialmente idonee, ci saranno successive indagini a livello regionale e valutazioni socio economiche. Dopo il via libera dei ministeri, partira’ la consultazione pubblica, che culminera’ in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti e interessati. Intanto, dal 2 febbraio scorso, sul web, è partita una campagna informativa diffusa di Sogin “Scriviamo insieme un futuro piu’ sicuro”, rivolta al pubblico. Intanto, una levata di scudi è già partita in Sardegna e in Emilia Romagna contro la possibilità che vi sia costruito il deposito. Ma questa volta si vuole cercare un dibattito pubblico per evitare una replica del 2003 quando la protesta di Scanzano Jonica, in Basilicata, individuata da Governo per costruire un deposito interrato, costrinse l’Esecutivo a rinunciare.

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