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Peppino (Giuseppe) Rachel, quart'ultimo da destra in basso (col cappello)
Peppino (Giuseppe) Rachel, quart'ultimo da destra in basso (col cappello)

L'avv. Badore (Salvatore) Sini, l'autore del testo di "No potho reposare"

L’avv. Badore (Salvatore) Sini, l’autore del testo di “No potho reposare”

1915 – 2015: cent’anni fa nasceva “Non potho reposare”, la canzone simbolo della Sardegna nel mondo

Nuoro. È un caldo pomeriggio del 24 luglio del 1915, il Grande conflitto mondiale, che gia da un anno sta insanguinando l’Europa, da due mesi ha coinvolto anche l’Italia. Per le strade è un continuo transitare di giovani richiamati che, tra lacrime e addii, si apprestano a partire per il fronte.

In quel clima di venti di guerra, il poeta – avvocato Salvatore Sini, noto Badore (Sarule 1873 – Nuoro 1954) è seduto alla sua scrivania triste e pensieroso; ha tra le mani il suo fedele diario e scrive: “Nuoro 23 luglio 1915 ore 15 e 50 a ore 16, A diosa. Non potho riposare, amore, coro, pensande a tie so donzi momentu: no istes in tristura, prenda d’oro, né in dispiaghere o pensamentu. T’assicuro che a tie solu bramo, ca t’amo vorte, t’amo t’amo t’amo”.

Il diario di Sini con la data e i primi versi di "Non potho reposare"

Il diario di Sini con la data e i primi versi di “Non potho reposare”

Inzia così A diosa. Forse neppure il poeta, preso dai suoi tristi pensieri di quel caldo pomeriggio d’estate, si rese conto di aver iniziato in quei primi 10 minuti, a scrivere quella che col tempo sarebbe diventata la più bella e famosa canzone d’amore mai scritta in Sardegna.

A diosa, dallo spagnolo “endiosar” (dedicare ad una donna bella come una dea – in questo caso alla persona amata).

Peppino (Giuseppe) Rachel, quart'ultimo da destra in basso (col cappello)

Peppino (Giuseppe) Rachel, quart’ultimo da destra in basso (col cappello)

A rivestire quei versi con la sua struggente musica, ci pensò più tardi Peppino (Giuseppe) Rachel, valente musicista (Cagliari 1858 – Nuoro 1937), cagliaritano di nascita ma di famiglia parmense con lontane origini francesi, che a Nuoro insegnava musica presso le scuole cittadine e dirigeva la locale banda musicale “La Filarmonica”.

In quel triste clima di addii e di partenze, intenso era stato in città il ruolo dei giovani studenti nuoresi, che con spirito goliardico si mobilitarono per sdrammatizzare la situazione, organizzando spettacoli e manifestazioni a favore delle forze armate.

Così, fu coinvolto in seguito anche il poeta Badore Sini (allora conosciuto oltre che come valente poeta anche come drammaturgo), come riportò lo stesso nel suo diario: “… Nuoro 25 settembre 1915 … gli studenti Marongiu e Debernardi mi hanno chiesto un lavoro drammatico…». Il dramma, una volta ultimato e messo in scena con successo dagli stessi studenti, fu accolto favorevolmente dal pubblico, e dal contenuto dello stesso lavoro è dato a sapere che nella rappresentazione drammatica andata in scena, era stata inclusa anche la canzone A diosa (essendo una rappresentazione a favore dei richiamati, è facile capire che si trattasse di un canto d’addio, e che quindi, in quei versi: “no istes in tristura, prenda d’oro”, ci fosse tutto il dolore e la tristezza per la partenza e il distacco dalla donna amata).

La conferma è nelle parole dello stesso Badore Sini, riportare nel diario in data 3 ottobre 1915: “… C’è stata la rappresentazione (si riferiva al lavoro drammatico chiesto il 25 settembre) e certo Dore ha cantato A diosa”.

Il Coro Barbagia in una foto del 1966 (Giuseppe Tanchis, primo da destra in fondo)

Il Coro Barbagia in una foto del 1966 (Giuseppe Tanchis, primo da destra in fondo)

Questa è la prova che la prima esecuzione assoluta del brano avvenne il 3 ottobre del 1915, mentre i richiamati di Nuoro e dintorni si accingevano a partire per il fronte di guerra. Un brano musicale, nato dunque in pieno periodo bellico. Composto in un clima simile a quello che si respirava allora in tutta Italia, e che composto sull’onda di quelle emozioni, portò alla nascita di tante canzoni di guerra.

Il caso più emblematico è la famosa canzone O surdato ‘nnammurato, composta proprio in quelli stessi giorni da Aniello Califano ed Ennio Canino, mentre i nostri Badore Sini e Peppino Rachel componevamo e mettevano in musica il loro canto d’amore.

Da allora, per A diosa, poi diventata Non potho reposare, fu un successo inarrestabile, che andò sempre in crescendo. Il brano in seguito è entrato infatti nel repertorio di famose corali polifoniche, di complessi di musica leggera, di famosi cantanti, tra questi: Pierangelo Bertoli, Katia Ricciarelli, Maria Carta, Noa e recentemente anche dell’ormai affermato tenore lirico nuorese Piero Pretti.

Negli anni Sessanta, Non potho reposare divenne il cavallo di battaglia dei cori polifonici folcloristici nuoresi, che contribuirono a diffondere il brano in tutto il mondo, a cominciare dal Coro di Nuoro, diretto dal maestro Gian Paolo Mele, che incise il brano su disco nel 1966, e del Coro Barbagia, diretto dal maestro Banneddu Ruiu, che sempre lo stesso anno incise il brano con la voce solista del tenore Giuseppe Tanchis, incisione che resta come una pietra miliare nella storia del canto sardo, a conferma che quello struggente canto d’amore, nato un secolo fa in un triste momento di addii, è diventato la colonna sonora della Sardegna, e che con orgoglio porta il nome dell’Isola nel mondo.

Michele Pintore

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7 Responses

  1. toni

    Grazie per l’acculturamento, conoscere, sapere della nostra cultura sarda é… meraviglioso
    Toni Vacca

  2. Belissimo e unico articolo,
    vorrei il permesso per fare la trduzione nel portoghese brasiliano per il mio blog.
    Complimenti per il sito
    un abbraccio affettuoso dal Brasil a tutti voi

  3. ileana

    E’ veramente una bellissima canzone,mi è sempre piaciuta e mi emoziona,sono felice di averne appreso la storia le dà ancora più senso ciao

  4. Sono convintissimo che il successo universale di ” A Diosa ” sia da attribuire, oltre che al testo al testo, al fatto che la musica di Rachel non richiama per niente il Folklore Sardo.

  5. Max

    Bellissima canzone,bellissima la storia,manca soltanto un accenno alla meravigliosa interpretazione che negli anni è stata fatta dalla stupenda voce di Andrea Parodi.Massimo da Massa

  6. Ivana Barboni

    Ora che conosco come è nata questa bellissima canzone sarda
    l’ascoltero ancora con più attenzione e grande piacere.
    E talmente comovente e per me è davero un bel bagno nella mia
    cara Sardegna
    Ivana Barboni (Belgio

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