La vendetta di Turuddone

Sonia

La vendetta di Turuddone

domenica 07 Dicembre 2014 - 15:14
La vendetta di Turuddone

Turuddone saluta Mussolini a Nuoro il 13 maggio 1942

Mussolini ferito a Monte Debeli il 23 febbraio 1917 foto archivio Corriere della Sera

Mussolini in ospedale, dopo la ferita al fronte, febbraio 1917

Compagno d’armi di Mussolini nella Prima guerra mondiale, Turuddone conobbe il giovane Indro Montanelli, studente a Nuoro.

Si chiamava Antonio Cherubini, ma nella memoria dei vecchi nuoresi è rimasto immortalato con il nome di Turuddone (grosso mestolo).

Classe 1897, con un passato da ex combattente nell’11° reggimento dei Bersaglieri nella prima Guerra Mondiale con i gradi di sergente, Turuddone amava raccontare con orgoglio ai suoi concittadini nuoresi, i suoi trascorsi episodi bellici. Vantava, tra l’altro, di aver compiuto coraggiose gesta contro gli austriaci sul fronte di guerra, e a dimostrazione di ciò, indossata la sua cara camicia nera, in occasione di cerimonie militari solenni durante il ventennio fascista, ostentava numerose medaglie che facevano bella mostra sul suo petto.

Il suo passato di eroico combattente, gli valse, al termine del conflitto la nomina, da parte dell’amministrazione civica nuorese, un posto di accalappiacani e banditore comunale.

Turuddone saluta Mussolini a  Nuoro il 13 maggio 1942

Turuddone saluta Mussolini a Nuoro il 13 maggio 1942 (foto Istituto Luce)

Così, il grande giornalista Indro Montaneli (che trascorse parte della sua infanzia a Nuoro, dal 1917 al 1921) nel suo libro Tagli su misura, ricordava Turuddone:«…. trascorreva le sue giornate a raccontare gli episodi di eroismo che gli avevano valso le quattordici medaglie ch’egli portava sul petto in due lunghe file tintinnanti. Era sempre reperibile nella bettola di Ziu Conchedda, dove noialtri, di quando in quando, s’affacciava la testa per cantare questa quartina: “Ziu Conchedda – Vino e liquori – Scritto a colori – virgola nera”. Nessuno ha mai capito perché questi quinquenari innocenti e puramente descrittivi dell’insegna della bottega – continua Montanelli  – ne mandassero in bestia il titolare che, appena ci vedeva apparire, s’avventava sopra di noi, e Dio sa cosa ci avrebbe fatto, se Turuddone, balzato dal tavolo, non gli avesse regolarmente sbarrato la strada coprendoci con le sue larghe spalle e le quattordici medaglie».

Mussolini abbraccia Turuddone a Nuoro il 13 maggio1942

Mussolini abbraccia Turuddone a Nuoro il 13 maggio1942 (foto Istituto Luce)

Circa le medaglie, il “miles gloriosus” giurava che fossero riconoscimenti autentici, ottenuti per le sue imprese guerresche, ma sulla loro autenticità e sui gradi di sergente conseguiti, erano in molti i nuoresi a dubitare e a riderci sopra. Ma Turuddone, non dava loro molta importanza e neppure alle grasse risate che i suoi concittadini facevano ogni qualvolta preso dalla foga dei racconti delle sue eroiche gesta, il suo discorso cadeva su di un suo subalterno compagno d’armi durante la grande guerra, il caporale dell’undicesimo bersaglieri, Benito Mussolini, duce del fascismo e, a detta sua anche amico carissimo. Raccontava, infatti, il nostro, di aver messo in salvo il Duce, riportandolo dalle retrovie e accompagnandolo in ospedale, quando questi fu ferito al fronte il 23 febbraio del 1917, a seguito di una azione bellica contro una postazione austriaca a quota 144 del monte Debeli.

Il vecchio sergente, covando la rabbia, aspettava con pazienza il giorno in cui potersi vendicare contro i suoi denigratori e dimostrare l’autenticità di quanto, tante volte, da lui sostenuto.

E l’occasione non mancò, quando il 13 maggio del 1942, il cav. Benito Mussolini, nel corso della sua ultima visita in Sardegna, decise di fare una tappa a Nuoro.

Sull’avvenimento è ricca di particolari la stampa del periodo: racconta il percorso del Duce, che alle ore 9 uscì in macchina scoperta dal Palazzo del Governo e, attraversò la città, tra l’entusiasmo della folla, visitò il nuovo teatro in costruzione, la casa natale di Grazia Deledda, il nuovo ingresso monumentale del cimitero, le scuole, il Palazzo del Fascio e infine la sede della G.I.L. dove passò in rassegna un gruppo di ex combattenti. Alla cerimonia era presente anche il sergente Cherubini – Turuddone, in camicia nera con sopra appuntati i nastrini delle sue onorificenze militari. Alla vista del suo ex compagno d’armi uscì dai ranghi della formazione e scattando sull’attenti, con un’impeccabile saluto romano salutò Mussolini, che contraccambiò soddisfatto e lo abbracciò.

Il fatto fu riportato anche dal servizio stampa dell’Istituto Luce al seguito del Capo di Governo: «…. Il Duce riconosce un sergente dei Bersaglieri della compagnia di cui Egli fece parte durante la grande guerra e lo saluta con molta effusione».

Per il vecchio sergente Turuddone era finalmente arrivato il giorno del riscatto ma soprattutto il giorno della sua grande vendetta contro i denigratori nuoresi.

Michele Pintore

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