L'Ortobene prima del Redentore: una villeggiatura estiva ante litteram per i nuoresi

Sonia

L'Ortobene prima del Redentore: una villeggiatura estiva ante litteram per i nuoresi

martedì 02 Settembre 2014 - 09:19
L'Ortobene prima del Redentore: una villeggiatura estiva ante litteram per i nuoresi

La chiesa di N.S. del Monte sull'Ortobene

La chiesa di N.S. del Monte sull'Ortobene

La chiesa di N.S. del Monte sull’Ortobene

Dopo avervi raccontato nel dettaglio la nascita e l’affermazione della Festa del Redentore, divenuta col passare del tempo una delle principali attrattive del Capoluogo barbaricino, chiudiamo questo breve excursus storico con un affondo sui profondi mutamenti subiti dalle feste agostane nuoresi nel corso del secolo scorso, dalla perdita della festa de Su Serbadore, poi ripristinata seppur in tono minore, alla sopravvivenza di quella secentesca di Nostra Signora del Monte, che ha resistito indenne all’avvento  del Redentore.
 

Nuoro, nel tempo, ha subito una graduale quanto radicale trasformazione riguardo le feste religiose di tradizione popolare. Quattro delle più sentite feste cittadine venivano a ricadere nel mese di agosto: la Madonna della Neve, festa patronale (5 agosto), Su Serbadore (6 agosto); la Madonna del Monte (22 agosto) e l’ultima, in ordine di tempo, quella dedicata al Redentore (29 agosto).

Questo portò alla soppressione dell’antica festa di Su Serbadore, risalente al XV secolo, che si celebrava con grande solennità nella omonima chiesa del rione di Santu Predu fino al 1915, quando a causa dello scoppio del primo conflitto mondiale, subì un ridimensionamento che si protrasse fino al 1926, anno in cui fu soppressa definitivamente. Nel 1977, infine, si tentò un rilancio della festa, seppure in tono minore, nella veste che è giunta fino ai giorni nostri.

L’avvento della festa del Redentore, nonostante col passare del tempo sia diventata la festa principale di Nuoro, non è riuscito a cancellare definitivamente l’antica festa agostana di Nostra Signora del Monte che, seppure in tono minore, si celebra anch’essa sull’Ortobene.

Le origini di tali festeggiamenti sono da collegare con la costruzione della chiesa, avvenuta nella primavera del 1608 per conto del canonico nuorese Melchiorre Pirella (poi vescovo di Bosa dal 1631 al 1635 e vescovo di Ales dal 1635 al 1637) e dei suoi due fratelli, Pietro Paolo e Giovanni Angelo, come voto per lo scampato pericolo da un naufragio, avvenuto mentre facevano rientro da un viaggio per mare da Livorno (dove avevano compiuto un pellegrinaggio presso il Santuario della Vergine di Montenero). A ricordo dell’avvenimento, i fratelli Pirella il 25 aprile del 1608 apposero nell’atrio del tempio una lapide con la scritta: «A Dio Ottimo Massimo, quest’opera fu fatta a spese di Melchiorre Pirella, professore e canonico cagliaritano e dei fratelli Giovanni Angelo e Pietro Paolo Pirella, che tutti e tre a proprie spese, nel periodo di trenta giorni edificarono dalle fondamenta questa chiesa in onore e gloria di Dio Altissimo e della Beatissima Vergine del Monte, Madre di Dio». Da allora la chiesa di Nostra Signora del Monte divenne meta dei nuoresi, sopratutto delle famiglie dei pastori che usavano soggiornare durante il periodo estivo presso le cumbessias attorno all’edificio.

La chiesa fu molto cara a Grazia Deledda, che in Cosima, ultima sua fatica letteraria, racconta di un’indimenticabile villeggiatura trascorsa con la famiglia nelle anguste cumbessias. La Deledda (il cui padre possedeva a poca distanza dalla chiesetta un vasto bosco di lecci dato in affitto per la raccolta delle ghiande che servivano per l’alimentazione dei maiali), frequentava con assiduità la novena che si svolgeva in onore della Madonna. La scrittrice racconta che per raggiungere il Monte con le sorelle e la zia non esitava ad affrontare «circa due ore di salita per un sentiero appena tracciato fra i dirupi, gli avvallamenti, il bosco, fatto a piedi mentre un carro trainato dai buoi e carico di masserizie e provviste le seguiva traballando sui sassi e gli sterpi». A ricordo di quei giorni indimenticabili trascorsi sul “suo” Monte, la giovane Grassiedda volle lasciare un segno indelebile, incidendo con una pietra appuntita le proprie iniziali sulla soglia della cumbessia occupata dalla sua famiglia: un graffito divenuto ormai storico per la storia di Nuoro!

Michele Pintore

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