martedì 7 luglio 2020, Aggiornato alle 9:22
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Anoressia e Bulimia malattie sottovalutate

In Sardegna mancano le strutture specialistiche

I disturbi del comportamento alimentare dall’anoressia alla bulimia, passando per quelli che vengono genericamente definiti disordini nell’alimentazione. Se n’è parlato a Nuoro nei giorni scorsi in un convegno che si è tenuto nell’auditorium dell’Istituto regionale etnografico. Circa 200 i partecipanti tra medici, psicologi, dietologi e dietisti e gli studenti di alcune scuole superiori della città. Presenti anche Piero Mesina, direttore sanitario della Asl 3 e Rosalba Cicalò responsabile del Serd (servizio per le dipendenze) provinciale.

A promuovere l’evento il gruppo Pdl del Consiglio regionale.

Strategie di intervento e problematiche specifiche della Sardegna dove ancora mancano strutture specialistiche e una rete di intervento ad hoc tanto che ogni anno centinaia di pazienti sono costretti a rivolgersi ad aziende pubbliche della penisola a cominciare dal centro di Verona altamente specializzato.

Per colmare il vuoto, di questo periodo una proposta di legge redatta dal consigliere regionale Pdl Lina Lunesu , presentata nei giorni scorsi, che ha come primo obiettivo la creazione di una rete in chiave multidisciplinare in grado di intervenire efficacemente in tema di prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi del comportamento alimentare con l’istituzione nell’Isola di strutture appropriate.

Di calibro internazionale i relatori che oggi hanno presenziato all’Isre: Riccardo Delle Grave in primis, medico psicoterapeuta specialista in scienze dell’alimentazione ed endocrinologia, Simona Calugi psicoterapeuta Aidap di Firenze, Massimiliano Sartirana del team di Delle Grave, psicologo e psicoterapeuta Aidap di Verona, Arianna Banderali, medico specialista in scienze dell’alimentazione psicoterapeuta Aidap Milano, Mauro Cappelletti, medico responsabile Aidap Alessandria, Caterina Dessì, psicologa e psicoterapeuta specializzata in disturbi del comportamento alimentare.

Per tutti un assioma imprescindibile: i disturbi del comportamento alimentare si combattono solo attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolga psicoterapeuta, psicologo, internista, endocrinologo, dietista, nutrizionista clinico, infermiere professionale, fisioterapista, educatore e in alcuni casi lo psichiatra.

Dai dati emersi il metodo più efficace che ha preso piede negli ultimi anni è quello che parte dalla scuola cognitivo comportamentale che prevede una presa in carico a 360 gradi della persona sofferente.

Esso prevede una fase ambulatoriale della durata di 12 settimane in cui il paziente (per la maggior parte adolescenti di sesso femminile) viene prima di tutto ascoltato, aiutato a cambiare con gradualità le proprie abitudini sbagliate, scandite spesso da ritualità: rimpinzarsi, vomitare, temporeggiare prima di mettere un pezzo di cibo in bocca, tagliuzzare il cibo e così via.

È opportuno creare un ambiente il più confortevole possibile, dotato di cucina, tavola rotonda in cui gli assistiti possano condividere tra di loro le esperienze ed essere accompagnati nel difficile percorso di riacquisizione del piacere di mangiare. Senza interrompere per quanto possibile la normale routine, gli spazi prevedono sale con il televisore o un tavolo per i compiti, in modo tale che chi va a scuola possa continuare a svolgere regolarmente il proprio ruolo di studente. Ma il passo più importante è accompagnarlo in un percorso verso il recupero dell’autostima. Questi a grandi linee alcuni esempi di interventi che stanno avendo soglie di successo anche del 70 per cento. In estrema ratio, poiché la denutrizione o la malnutrizione si ripercuote immancabilmente sulla salute, in certi casi è necessario il ricovero. Che però deve essere sempre seguito da un follow up rigoroso nel corso del quale il paziente, sempre a rischio ricaduta, non deve essere abbandonato a se stesso.

Fondamentale oltre a quella degli specialisti la figura del medico di base e del pediatra, non solo come utile veicolo di messaggi positivi e di vita sana che fungano da strumento di prevenzione, ma anche come osservatorio privilegiato.

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