Si è spento all’età di novantaquattro anni Italo Zannier, figura di primo piano assoluto della cultura visiva contemporanea, pioniere della storiografia fotografica e grande documentarista del paesaggio italiano e sardo. Nato a Spilimbergo, in provincia di Pordenone, nel 1932, Zannier si era formato nell’ambito dell’architettura presso l’Università di Venezia, muovendo contemporaneamente i primi passi tra pittura, scenografia e cinema. proprio dal mondo del cinema era maturato il passaggio decisivo verso la fotografia, siglato nel 1952 con lo scambio della propria cinepresa con una fotocamera Semlex, strumento con cui avviò un percorso straordinario di sperimentazione e ricerca sul campo.
Animatore del Gruppo Friulano per la Nuova Fotografia nel 1955 e cofondatore del gruppo Il Ponte nel 1958 insieme a Gianni Berengo Gardin, Zannier aveva saputo unire fin dalle origini il rigore neorealista all’indagine sulle architetture e sulle trasformazioni sociali. questa duplice anima di autore e studioso lo avrebbe portato a diventare il primo docente universitario di storia della fotografia in Italia, insegnando negli atenei di Venezia, Bologna, Milano e Ravenna, e firmando una sterminata manualistica specialistica che ha formato intere generazioni di critici e storici dell’immagine.
LA SARDEGNA – Nel vastissimo percorso artistico e scientifico del maestro, un capitolo di straordinaria rilevanza è rappresentato dal suo profondo e prolungato legame con la Sardegna. il primo viaggio nell’isola risale al 1969, anno in cui prese forma un celebre reportage dedicato alla pesca nello stagno di Mar ‘e Pontis a Cabras: una sequenza di sette immagini in bianco e nero tratte da negativi 6×6, capaci di immortalare i gesti antichi dei pescatori e il delicato equilibrio tra l’uomo e l’ambiente naturale con una chiarezza compositiva di assoluta potenza.
A quella prima esperienza cabrarese si aggiunse una capillare produzione a colori che portò Zannier a percorrere l’isola in lungo e in largo. Tra i primi anni Settanta e i primi anni Novanta, il fotografo tornò a più riprese in terra sarda per documentarne il paesaggio naturale e antropico. L’obiettivo del maestro si posò a lungo sulle geometrie e sui silenzi della Bassa Baronia, sulla forza espressiva e sulla natura impervia del Nuorese, fino a catturare i contrasti della Costa Smeralda, scatti che entrarono a far parte sia delle imponenti pubblicazioni dedicate alle coste e ai monti d’Italia promosse dall’ENI, sia di volumi storici come Ambiente Italia, edito da Alinari nel 1991.
Membro della Sociètè Européenne d’Histoire de la Photographie, presidente del comitato scientifico del Museo Alinari e fondatore del CRAF di Lestans, Zannier lascia una testimonianza fondamentale anche per la storia della Sardegna, conservata nei più prestigiosi archivi italiani. Le sue immagini restano un documento imprescindibile per comprendere la trasformazione e la bellezza dell’isola, restituite dallo sguardo di chi ha fatto della fotografia una profonda istanza di conoscenza civile e culturale.
© TUTTI I DIRITTI RISERVATI
0 commenti
Commenta
Sostieni l'informazione libera e indipendente di Cronache Nuoresi
