SORGONO – Tra cifre che si accavallano, delibere “mutilate” di allegati all’albo e quadri economici ancora tutti da chiarire, l’assistenza sanitaria nel territorio del Mandrolisai-Barbagia finisce nuovamente sotto le lenti d’ingrandimento. Non ci sono accuse lanciate a casaccio, né verdetti affrettati, ma un lungo e rigoroso elenco di domande inviate a Ministero, Regione e ASL 3 di Nuoro per fare piena luce sullo stato reale dell’ospedale “San Camillo” e dei presidi territoriali.
A sollevare la questione è il gruppo “Allerta in Barbagia” guidato da Pina Cui, che ha notificato un’istanza formale di accesso agli atti e accesso civico generalizzato indirizzata al Ministro Orazio Schillaci, alla Governatrice Alessandra Todde, all’Assessorato regionale alla Sanità e ai vertici dell’Azienda Sanitaria Nuorese. L’obiettivo dichiarato è fare trasparenza totale sulla spesa dei fondi PNRR e sull’effettivo funzionamento dell’Ospedale di Comunità (ODC) e della Casa della Comunità di Sorgono.
IL NODO FINANZIARIO E I CONTI CHE NON TORNANO – A far storcere il naso sono prima di tutto i numeri legati alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Da Roma, l’Unità di Missione del Ministero della Salute segnala come “conclusi e rendicontati” sia l’Ospedale di Comunità (con un finanziamento complessivo di 2.473.500 euro tra PNRR e Fondo opere indifferibili) che la Casa della Comunità (959.200 euro).
Ma incrociando i dati forniti dall’ASL 3 emergono incongruenze e discrepanze contabili. Per l’ODC, infatti, la sanità locale indica impegni di spesa per 1.646.385 euro su una dotazione base di 2,24 milioni; per la Casa della Comunità le somme impegnate scendono a 684.030 euro su 880 mila previsti. A complicare il quadro c’è la delibera aziendale n. 657 del maggio scorso, che cita la cifra massima ma non riporta alcun quadro economico né prevede impegni a carico della ASL. Dove sono finite le economie di gara? Quanto è stato realmente speso e liquidato? Interrogativi a cui l’associazione chiede risposta attraverso le rendicontazioni registrate sulla piattaforma ReGiS.
POSTI LETTO FANTASMA E CHIRURGIA “TRASLOCATA” – Ma la partita più complessa si gioca sull’assistenza ai pazienti. Il progetto originario dell’Ospedale di Comunità stabiliva la presenza di 20 o 40 posti letto assistiti h24 da equipe mediche, almeno 9 infermieri e 6 OSS. Oggi, invece, l’ASL parla di appena 10 posti “inizialmente attivati” e di sole 4 persone ricoverate, ammettendo la cronica difficoltà nel reperire medici. Non si conoscono la data ufficiale di apertura, l’effettivo turnover dei pazienti né la degenza media.
Per fare spazio all’ODC al primo piano, inoltre, il reparto di Chirurgia è stato traslocato al secondo piano. Un trasferimento avvenuto, secondo il Comitato, senza che negli atti ufficiali figuri la nuova collocazione della sala operatoria o la valutazione di compatibilità sanitaria tra i due reparti. I posti per la degenza post-operatoria breve si riducono oggi a quattro letti “appoggiati” in Medicina, lasciando forti dubbi sull’applicazione del piano aziendale.
RADIOLOGIA A MEZZO SERVIZIO – Il quadro del San Camillo si fa ancora più critico nei servizi di diagnosi. In Radiologia, dopo le recenti dimissioni di uno specialista, è rimasto in servizio un solo medico radiologo. La teleradiologia – annunciata come soluzione – risulta ancora bloccata per unspecified “problemi di rete”. Restano incerte le coperture orarie dei turni e le procedure da seguire per le urgenze territoriali nelle ore scoperte. Sulle cure palliative domiciliari e sui servizi reali garantiti dalla Casa della Comunità, infine, si attende ancora la pubblicazione di orari, personale assegnato e carte dei servizi.
“Non accusiamo nessuno né diciamo che le norme non siano state rispettate,” puntualizza la referente di ‘Allerta in Barbagia’, Pina Cui. “I dati disallineati possono avere spiegazioni tecniche ordinarie, come i ribassi d’asta, ma servono i documenti ufficiali. Vogliamo sapere con certezza quanto è stato speso, quando l’Ospedale ha aperto davvero e quanti malati sta curando”. L’ASL e le istituzioni hanno ora trenta giorni per rispondere e fare chiarezza.
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