Se da un lato la Giunta regionale cerca di blindare la macchina amministrativa approvando nel bollettino ordinario le nomine di Gaia Garau (UIL Sardegna) e Sebastiano Tettei (F.A.S.I.) in sostituzione di Franco Garau e Maurizio Sechi, dall’altro resta apertissima la voragine politica aperta appena una settimana fa tra i banchi del Consiglio regionale.
Il “caso Aledda” continua infatti a pesare come un macigno sugli equilibri della maggioranza, dimostrando che le tensioni all’interno del cosiddetto “campo largo” sono tutt’altro che rientrate. Solo sette giorni fa, l’Aula di via Roma è stata teatro di una clamorosa spaccatura. La proposta avanzata dalla Giunta – e caldeggiata in primis dall’Assessorato competente – mirava a revocare e sostituire Aldo Aledda all’interno della Consulta regionale per l’emigrazione (con la nomina di Sara Nicole Cancedda). Il risultato del voto segreto è stato un verdetto impietoso per la coalizione di governo: 29 voti contrari, 19 voti favorevoli.
La proposta della Giunta è stata sonoramente bocciata, certificando non solo l’ennesimo “incidente” d’Aula, ma un vero e proprio tradimento interno alla maggioranza, i cui contorni si sono consumati dietro lo schermo del voto segreto.
Le opposizioni non hanno perso tempo a cavalcare l’episodio, leggendo nella bocciatura della revoca di Aledda un segnale inequivocabile di sfiducia politica nei confronti dell’Esecutivo e, in particolare, della gestione dell’Assessorato all’Emigrazione.
Mentre il Consiglio si ritrova impantanato in fibrillazioni e veti incrociati – acuiti anche dai recenti scontri sulle presidenze delle commissioni e sui pesi dei vari partiti, come il braccio di ferro tra Pd e M5S –, le nomine “tecniche” e sindacali ratificate oggi dalla Giunta sembrano quasi un tentativo di distrarre l’attenzione o, quantomeno, di garantire un minimo di ordinaria sopravvivenza istituzionale.
Resta tuttavia il dato politico: se sui piccoli rimpasti sindacali si trova la quadra, sul fronte delle nomine strategiche e dei rapporti di forza interni la maggioranza appare fragile e pericolosamente esposta ai colpi bassi dei franchi tirato.
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