NUORO – Un imponente crac da 118 milioni di euro nel settore del lavoro temporaneo, legato a una complessa rete di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, estende i suoi strascichi anche al territorio nuorese. L’operazione condotta su quattordici indagati ha portato all’emissione di undici misure cautelari e a un sequestro preventivo di circa 42 milioni di euro, facendo scattare ventisei perquisizioni che hanno interessato le province sarde di Nuoro, Cagliari e del Sulcis Iglesiente, oltre a estendersi nelle aree di Belluno, Pisa, Livorno, Roma e Potenza.
L’inchiesta prende le mosse dalla liquidazione giudiziale di un’agenzia interinale operante in Sardegna e in numerose regioni della Penisola. Prima del fallimento, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state distratte risorse societarie per circa 78 milioni di euro verso undici società satellite, due delle quali con sede in Romania. Il meccanismo vedeva il drenaggio dei fondi tramite la corresponsione di stipendi d’oro a familiari dell’amministratore di fatto e il pagamento di prestazioni mai eseguite o duplicate. Le somme venivano poi contabilizzate come ricavi leciti dalle beneficiarie per essere reimmesse nel circuito economico, mentre i bilanci della società madre venivano alterati con crediti fittizi e la sottostima dei debiti previdenziali al fine di occultare l’insolvenza.
A pagare le conseguenze più pesanti sono migliaia di lavoratori somministrati ad aziende della GDO, dell’edilizia, delle costruzioni meccaniche, della logistica e dell’impiantistica, rimasti creditori di quasi 65 milioni di euro di contributi mai versati. I provvedimenti cautelari disposti dal GIP del Tribunale di Cagliari prevedono la custodia ai domiciliari con braccialetto elettronico per sei persone e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria per altre cinque. I sigilli posti su denaro, quote societarie e decine di immobili serviranno a tutelare i creditori danneggiati nell’ambito delle azioni di recupero.
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