NUORO – Un piano d’intervento straordinario per arginare la proliferazione incontrollata dei cinghiali e contenere le pesanti ripercussioni economiche, ambientali e di sicurezza pubblica sul territorio. È quanto predisposto dalla Provincia di Nuoro attraverso lo studio tecnico faunistico curato dal coordinamento scientifico dell’agrotecnico Luca Fadda e del naturalista Mauro Murru. Negli ultimi cinque anni presi in esame, i soli danni indennizzati alle aziende agricole provinciali hanno superato la cifra di 300.000 euro, con una media annuale di oltre 60.000 euro e un trend in costante aumento. A questa emergenza economica si aggiungono i crescenti pericoli di incidenti stradali, il degrado degli ecosistemi naturali e il rischio sanitario legato alla diffusione di malattie come la peste suina. La forte espansione demografica della specie, favorita nell’isola dall’assenza di grandi predatori naturali come il lupo e dai frequenti fenomeni di ibridazione, ha portato la presenza dei suini a livelli non più sostenibili, superando ampiamente le soglie di densità ottimale individuate dalla Carta delle vocazioni faunistiche della Regione Sardegna.

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Il nuovo documento operativo recepisce il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 13 giugno 2023, le direttive dell’articolo 19 della Legge 157/1992 e dell’articolo 6 della Legge Regionale 23/1998, oltre ai recenti orientamenti della Corte Costituzionale che consentono il coinvolgimento di cacciatori specificamente formati da ISPRA.
L’intervento gestionale e di controllo si estende su un reticolo articolato di aree che comprende circa 20.000 ettari complessivi di istituti di protezione faunistica pubblici, suddivisi tra i 15.332,53 ettari delle sette Oasi permanenti di protezione faunistica e cattura e i 4.613,45 ettari delle quattro Zone temporanee di ripopolamento e cattura (ZTRC). A questa estensione si aggiungono i 7.877,81 ettari compresi all’interno del Parco naturale regionale di Tepilora e i 4.069,31 ettari appartenenti alle nove Aziende Agri-Turistico-Venatorie (AATV) private, oltre all’ampio territorio ricadente nelle sei Zone di Protezione Speciale (ZPS), nei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000 che completano il quadro geografico dell’azione di contenimento.
Le aree interessate dal piano sono nello specifico le sette Oasi permanenti di protezione faunistica e cattura di Usinavà, Monte Albo, Tuttavista, Monte Ortobene, Montes, Piana di Bolotana e Sos Littos – Sas Tumbas, e le quattro Zone Temporanee di Ripopolamento e Cattura (ZTRC) di Monte Longos, Onifai, Santu Michelli e Bardosu. Il programma coinvolge inoltre il Parco naturale regionale di Tepilora, le nove Aziende Agri-Turistico-Venatorie (AATV) private per circa 4.000 ettari, e i siti della Rete Natura 2000 ricadenti nelle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e nei Siti di Importanza Comunitaria (SIC/ZSC).
La strategia adottata impone l’impiego prioritario di metodi ecologici e di prevenzione, quali la posa di recinzioni elettrificate e l’utilizzo di deterrenti, a cui affiancare sistemi di cattura incruenti tramite gabbie e chiusini. Qualora si renda necessario l’abbattimento selettivo, le operazioni privilegeranno il tiro da appostamento, la ricerca individuale e la tecnica della girata con cane limiere. Vengono invece escluse nelle aree protette le pratiche tradizionali della braccata e della battuta, giudicate troppo impattanti per le biocenosi locali. Il programma si strutturerà in una prima fase di emergenza della durata di due anni per poi passare a una gestione stazionaria a regime, garantendo una costante sorveglianza igienico-sanitaria, la tutela del benessere animale e il rispetto delle procedure di Valutazione d’Incidenza Ambientale (V.Inc.A.). (SNOV.)
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