SARDEGNA – L’olivicoltura sarda esce profondamente provata dall’ultima campagna olearia, segnata da un crollo produttivo drammatico. Secondo i dati diffusi da Coldiretti Sardegna, la produzione di olive è scesa di oltre il 43% in un solo anno, con un calo che sfiora il 56% se confrontato con la stagione 2022/2023. Numeri impietosi che si traducono in meno olio per i consumatori e una pesante riduzione di reddito per le aziende agricole dell’Isola.
DATI IMPIETOSI – La misura della crisi è nei numeri: se nell’annata 2022/2023 la Sardegna aveva prodotto 43.711 tonnellate di olive, la stagione corrente si è fermata a sole 19.061 tonnellate. La resa media per ettaro è crollata da 1,08 a 0,46 tonnellate, un dato che riflette la gravità dell’evento climatico avverso che ha colpito l’intero territorio regionale durante la campagna 2025/2026.
GLI INTERVENTI – Di fronte a questo scenario, Coldiretti ha sollecitato la Regione Sardegna affinché venga riconosciuto formalmente lo stato di calamità naturale. L’obiettivo è attivare strumenti straordinari di sostegno e ristori specifici per le imprese colpite dalle ingenti perdite, facendo leva anche sulle normative nazionali in materia di eventi climatici avversi. L’associazione ribadisce l’urgenza di interventi concreti per evitare il collasso di un comparto fondamentale per l’economia rurale sarda.
IL RUOLO DI APOS – In questa fase critica, l’Organizzazione regionale dei produttori olivicoli (APOS) ha operato come collante della filiera per oltre 1.000 aziende associate. Recentemente, l’organizzazione ha rinnovato i propri vertici confermando la fiducia al presidente Antonello Fois e al vicepresidente Alessandro Ibba. Una scelta di continuità volta a rafforzare il supporto alle imprese e a mantenere unito il sistema olivicolo regionale nonostante le forti criticità economiche e produttive.
