Il messaggio di Marina Berlusconi è chiaro: rinnovare per non restare schiacciati dalla crisi degli alleati. La scelta di Stefania Craxi, pur nel segno della continuità con l’eredità di Silvio Berlusconi, punta a offrire un volto più fresco e meno logorato dalle vecchie dinamiche parlamentari. Il cambio al vertice dei senatori di Forza Italia non è un episodio isolato, ma si inserisce in un clima di profonda fibrillazione che sta scuotendo l’intera maggioranza di governo. L’avvicendamento tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi a palazzo Madama arriva infatti a poche ore dalle clamorose dimissioni che hanno colpito i vertici di Fratelli d’Italia e del ministero della Giustizia. Il fallimento del referendum sulla riforma giudiziaria ha agito da detonatore, portando alla luce tensioni latenti e spingendo la premier Giorgia Meloni a una dolorosa manovra di contenimento dei danni. In questo scenario, l’uscita di scena di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi ha rappresentato il primo segnale di una resa dei conti che non ha risparmiato nemmeno il ministero del Turismo. Mentre a via Arenula si consumava lo strappo del sottosegretario Delmastro, travolto dalle polemiche sulle frequentazioni societarie, e della capo di gabinetto Bartolozzi, criticata per le dure parole contro la magistratura, la ministra Daniela Santanchè rassegnava le proprie dimissioni sotto la crescente pressione di palazzo Chigi. Se per Fratelli d’Italia si è trattato di una perdita di pezzi legata a vicende giudiziarie e scivoloni comunicativi, per Forza Italia la mossa appare più come una strategia di posizionamento preventivo.
Le dimissioni in serie nel governo hanno creato un vuoto di potere che il centrodestra sta cercando di colmare attraverso una complessa operazione di restyling. Il sacrificio di fedelissimi come Gasparri, che ha dovuto gestire l’irritazione di un nutrito gruppo di dissidenti interni guidati da ministri e senatori di peso, dimostra quanto sia alta la posta in gioco. La tenuta della coalizione passa ora per la capacità di Antonio Tajani e degli altri leader di ricomporre un quadro politico frammentato, dove la richiesta di un cambio di passo non arriva solo dalle opposizioni, ma dal cuore stesso dei partiti di maggioranza. Resta da vedere se questo rinnovamento forzato basterà a stabilizzare un esecutivo che, dopo il voto popolare, appare costretto a una difficile navigazione a vista. (S.N.)
