Il verdetto delle urne del 22 e 23 marzo 2026 ha segnato un punto di svolta politico per l’Italia, con il 54% dei cittadini che ha respinto la riforma costituzionale della giustizia promossa dal governo Meloni e dal ministro Carlo Nordio. La partecipazione al voto, che ha sfiorato il 59%, ha visto una significativa mobilitazione dei giovani sotto i trent’anni e il ritorno alle urne di molti astenuti, confermando una chiara volontà popolare di tutelare l’indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri. Azione Civile, il movimento fondato da Antonio Ingroia, ha accolto il risultato con estrema soddisfazione, sottolineando come il progetto di separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare fossero percepiti come un tentativo di indebolire l’ordine giudiziario a favore del potere esecutivo.
In seguito alla sconfitta referendaria, il clima politico si è surriscaldato con le dimissioni irrevocabili del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Sebbene la presidenza del consiglio abbia espresso apprezzamento per tale passo, suggerendo implicitamente un’azione analoga per la ministra Daniela Santanché, Azione Civile considera queste decisioni tardive e insufficienti. Secondo il movimento, Delmastro avrebbe dovuto lasciare l’incarico ben prima, in seguito alla condanna per rivelazione di segreto d’ufficio e alle inchieste sui suoi rapporti con soggetti vicini alla criminalità organizzata. La posizione del ministro Nordio, che ha confermato di non voler rinunciare al proprio ruolo nonostante la bocciatura popolare della sua riforma bandiera, viene giudicata insostenibile da Ingroia, il quale attribuisce la responsabilità politica ultima direttamente alla premier Giorgia Meloni.
Nonostante la presidente del consiglio abbia escluso la richiesta di un voto di fiducia, Azione Civile contesta duramente la linea della maggioranza, specialmente per la decisione di accelerare sulla nuova legge elettorale con l’esame in commissione fissato per il 31 marzo. Il movimento chiede il ritiro immediato di ogni progetto di riforma non condiviso e sollecita il governo a dirottare l’attenzione sulle emergenze sociali più urgenti, quali la sanità pubblica, i salari, la sicurezza sul lavoro e i diritti dei lavoratori. In merito ai prossimi passi, Azione Civile invoca le dimissioni immediate di Nordio e l’apertura di un confronto reale sull’efficienza del sistema giudiziario che coinvolga magistratura, avvocatura e mondo accademico. La sovranità popolare espressa in questa consultazione storica deve rappresentare non un traguardo, ma l’inizio di una nuova stagione di riforme che metta al centro i bisogni reali del paese e il rispetto dell’architettura repubblicana. (G.B)
