Negli ultimi giorni è diventato quasi impossibile non notare l’insolito e frenetico movimento che sta interessando i cieli della Sardegna. Da nord a sud, sono centinaia le segnalazioni di cittadini che riferiscono il passaggio costante di formazioni di aerei da caccia militari, in genere degli Eurofighter EF 2000 Typhoon (intercettori bimotore che generano il rombo più potente e sono spesso impegnati in manovre di “scramble” – decollo rapido e combattimento aereo simulato) oppure degli F-35 Lightning II (caccia di quinta generazione, riconoscibili per la loro sagoma spigolosa, protagonisti delle simulazioni di attacco e difesa più complesse, operando spesso in modalità “stealth”), che viaggiano in coppia e spesso caratterizzati da una precisa direttrice che taglia l’isola da ovest verso est. Non si tratta di una suggestione passeggera, ma di una fase di attività operativa estremamente intensa che vede la Sardegna, ancora una volta, al centro delle dinamiche della difesa internazionale.
L’incremento dei voli, che secondo le stime degli osservatori esperti avrebbe subito un’impennata superiore al 70% nell’arco di appena due settimane, è strettamente legato a una serie di imponenti esercitazioni concomitanti. La rotta osservata dai residenti, quella che muove dal Mar di Sardegna verso l’entroterra e le coste orientali, segue i corridoi logistici che collegano le basi di supporto e le unità navali posizionate al largo con i grandi poligoni storici di Capo Frasca e del Salto di Quirra. In questo contesto, l’isola funge da piattaforma naturale per operazioni di addestramento che coinvolgono migliaia di effettivi e decine di nazioni alleate.

Un caccia F-35A Lightning II dell’Aeronautica Militare statunitense
Le operazioni principali, denominate Mare Aperto 26-1 e Steadfast Dart 2026, rappresentano il cuore di questo dispiegamento di forze. Mentre la prima si concentra sulla dimensione aeronavale, con simulazioni di difesa e attacco che coinvolgono navi e sommergibili, la seconda vede l’Italia alla guida della forza di reazione rapida della NATO, giustificando l’alto numero di velivoli cargo e caccia intercettori in transito. Questo sforzo logistico, pur essendo finalizzato all’addestramento e alla prontezza operativa, sta avendo un impatto tangibile sul territorio, non solo per il forte inquinamento acustico, ma anche per le ripercussioni segnalate dalle comunità rurali e dal comparto agricolo in prossimità delle aree di tiro.
L’attività aerea dovrebbe mantenere questi ritmi elevati ancora per diversi giorni, seguendo il calendario delle manovre che prevedono fasi di combattimento simulato e proiezioni di forza a lungo raggio. Nonostante le rassicurazioni ufficiali sul rispetto delle quote di sicurezza, la massiccia presenza di aerei da guerra sopra i centri abitati continua a sollevare interrogativi e preoccupazioni tra la popolazione, testimoniando quanto la Sardegna resti un tassello fondamentale, ma profondamente sollecitato, nelle strategie militari del Mediterraneo.
