Si è chiusa ufficialmente alle ore 15:00 la tornata referendaria sulla giustizia, consegnando una fotografia della Sardegna decisamente più dinamica rispetto alle ultime consultazioni. L’affluenza definitiva nell’Isola si è attestata su una media del 52,50%, un dato che segna una netta inversione di tendenza rispetto all’apatia degli anni passati. Se nel 2022 il referendum sulla giustizia era naufragato con un esiguo 15,5% di partecipanti, oggi oltre la metà dei sardi ha scelto di recarsi alle urne, allineandosi a una mobilitazione nazionale che ha visto l’Italia chiudere intorno al 46% già nella serata di domenica.
Lo scrutinio, tuttora in corso in diverse zone dell’Isola, sta però delineando un orientamento molto chiaro da parte dell’elettorato. Su una base di dati ancora parziali, il fronte del “NO” appare in netto vantaggio con il 59,08% delle preferenze (circa 74.000 voti), contro il 40,92% dei “SÌ”. Si tratta di un distacco che ricalca il trend nazionale (dove il No si attesta al 54,73%), ma che in Sardegna sembra farsi ancora più marcato, specialmente in alcune aree storicamente legate a una forte identità territoriale.
NUORO LA ROCCAFORTE DEL CAMPO LARGO – Il caso di Nuoro resta quello più emblematico dell’intera consultazione. Dopo aver guidato la classifica dell’affluenza per tutta la domenica, la provincia ha chiuso con un solido 53,01% di votanti. Tuttavia, proprio nel Nuorese la risposta delle schede appare tra le più critiche verso la riforma: con 58 sezioni scrutinate su 161, il “NO” domina con il 64,55%, superando ampiamente la media regionale. Dinamica simile si registra in Ogliastra, dove a fronte di un’affluenza del 52,42%, il rifiuto della riforma tocca il 61,44%.
IL FRONTE DEL NO – Nelle altre province la situazione appare più variegata ma comunque orientata verso il segno negativo. A Cagliari, con 498 sezioni su 580, l’affluenza ha toccato il 53,38%, mentre i primi dati dello scrutinio (20 sezioni su 67 nel capoluogo) vedono il “NO” al 59,36%. Anche a Sassari, che ha registrato il picco regionale di partecipazione con il 54,20%, le prime schede scrutinate (55 sezioni su 209) confermano la prevalenza del fronte contrario con il 61,52%.
L’ECCEZIONE DELLA GALLURA – L’unica parziale eccezione in questo quadro di bocciatura diffusa arriva dalla Gallura. Nonostante sia stata la provincia con l’affluenza più bassa (49,20%), è il territorio dove il “SÌ” sta dando battaglia voto su voto: con 72 sezioni su 384, i favorevoli alla riforma raggiungono il 47,18%, tallonando il “NO” fermo al 52,82%. Resta da capire se il completamento dello scrutinio nei centri maggiori della zona potrà ribaltare questo equilibrio precario.
Nel Medio Campidano, dove lo scrutinio è ancora nelle fasi iniziali con 31 sezioni su 112 completate, la tendenza appare già tracciata in modo inequivocabile. Qui il “NO” si attesta a un robusto 63,59% (5.897 voti), lasciando al “SÌ” il 36,41% (3.376 voti). È un segnale di forte resistenza alla riforma che arriva da un territorio storicamente attento alle dinamiche sociali e del lavoro, confermando una delle percentuali di rifiuto più alte di tutta la regione.
Spostandoci nell’Oristanese, la situazione appare leggermente più equilibrata, pur mantenendo una chiara prevalenza per il segno negativo. Con 90 sezioni scrutinate su 209, il “NO” raccoglie 13.803 preferenze, pari al 56,78%. Il “SÌ”, con il 43,22% (10.508 voti), mostra qui una tenuta maggiore rispetto al Campidano e al Nuorese, ma non sembra comunque in grado di impensierire il primato del fronte contrario.
In attesa dei dati definitivi che arriveranno nelle prossime ore, la Sardegna consegna un messaggio politico complesso. Da un lato c’è la fine dell’astensionismo referendario, con una partecipazione che ha triplicato i numeri del 2022 e superato anche il referendum sul taglio dei parlamentari del 2020 (fermo al 35,3%). Dall’altro, però, emerge una chiara resistenza verso i contenuti della proposta, con l’Isola che si prepara a confermare un verdetto di segno negativo più pesante rispetto a quello del resto d’Italia.
