L’amministrazione statunitense di Donald Trump sta vagliando opzioni drastiche per scardinare lo stallo nel Golfo Persico. Secondo fonti citate da Axios, Washington valuterebbe l’occupazione o il blocco navale dell’isola iraniana di Kharg, terminale strategico da cui transita oltre il 90% dell’export petrolifero di Teheran. L’obiettivo sarebbe forzare la Repubblica Islamica a riaprire lo Stretto di Hormuz, il cui controllo marittimo è ritenuto dal Presidente USA la chiave per porre fine alle ostilità alle proprie condizioni, in un contesto di prezzi energetici globali in forte ascesa.
In questo scenario di altissima tensione, è intervenuta la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni. Il Capo del Governo ha chiarito la posizione dell’Italia, escludendo categoricamente la partecipazione a missioni di natura militare o di combattimento nell’area di Hormuz. Meloni ha tuttavia ribadito la disponibilità del Paese a offrire un contributo significativo nella fase post-conflitto, focalizzandosi su compiti di stabilizzazione, assistenza umanitaria e ricostruzione delle rotte commerciali, in linea con la tradizionale postura diplomatica italiana.
Mentre la diplomazia cerca spazi di manovra, sul campo la situazione resta incandescente: Israele continua le operazioni su Teheran, mentre i Pasdaran denunciano l’uccisione di un proprio portavoce e minacciano ritorsioni contro chiunque conceda basi militari agli Stati Uniti. La crisi si estende anche al Kuwait, colpito da droni alle raffinerie, e al sud del Libano, confermando il rischio di una deflagrazione regionale fuori controllo.
