Nuoro si prepara a riabbracciare una parte fondamentale della sua memoria visiva con l’inaugurazione della mostra fotografica intitolata Goffredo Guiso, fotografo in Nuoro. L’appuntamento è fissato per il oggi, 14 marzo, alle ore 17.30 presso le sale espositive del Museo del Costume, situato in via Mereu 56.

Due ritratti eseguiti da Goffredo Guiso
CHI ERA GOFFREDO GUISO – Goffredo Guiso (1924–1983) appartiene a una delle più importanti famiglie di fotografi della Sardegna; figlio di figlio di Sebastiano Guiso (1891–1955), che nel 1909 aprì a Nuoro uno dei primi studi fotografici professionali della città, crebbe all’interno dell’ambiente dello studio paterno, apprendendo fin da giovane le tecniche della fotografia e della stampa. Durante la Seconda guerra mondiale iniziò a collaborare stabilmente nell’attività familiare, occupandosi soprattutto del ritocco e della stampa delle fotografie. Dopo la malattia del padre nel 1944 e la sua morte nel 1955, Goffredo assunse la piena gestione dello studio (insieme alla moglie Andreina Rigo, la quale continuò a gestire l’attività con dedizione fino al 1994), che rimase per decenni un punto di riferimento per la ritrattistica e la documentazione sociale della città di Nuoro. Rispetto alla generazione precedente, Guiso introdusse uno stile più moderno e interpretativo: i suoi ritratti, spesso costruiti con attenzione scenografica, risentono dell’influenza del cinema, della moda e dei nuovi linguaggi visivi del dopoguerra. Accanto alle fotografie in costume tradizionale barbaricino realizzò anche serie di nudi artistici, allora insolite nel contesto culturale locale. Inserita nel vivace ambiente culturale nuorese, la fotografia dei Guiso contribuì a costruire una memoria visiva della società barbaricina del Novecento, e rappresenta oggi una delle più importanti testimonianze fotografiche della storia sociale e culturale di Nuoro.

Due ritratti eseguiti da Goffredo Guiso
LA MOSTRA – L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Argonauti sotto la cura di Marco Navone e con il sostegno dell’Assessorato della Pubblica Istruzione e Cultura della Regione Sardegna, gode del patrocinio dell’ISRE. Proprio all’Istituto Superiore Regionale Etnografico verrà affidato l’intero archivio, composto da circa 10.000 immagini tra lastre di vetro e pellicole di grande formato. Questo immenso giacimento culturale è stato recuperato grazie alla sensibilità di Francesco Sparacino, che ha acquistato i locali dello storico studio trasformandoli nella propria abitazione e garantendo la disponibilità del fondo per le operazioni di ricerca. Il meticoloso lavoro di digitalizzazione, curato dal fotografo Marco Loi, permette oggi di restituire alla comunità un patrimonio che rischiava di restare celato.

Un ambiente della mostra su Goffredo Guiso
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni tematiche e presenta circa 200 fotografie, arricchite da stampe originali e strumenti di lavoro d’epoca. Nelle immagini di Guiso scorrono i volti di amministratori, sacerdoti, artigiani e gente comune, ma anche scene di vita quotidiana e una sorprendente serie di nudi artistici, caratterizzati da una precisione tecnica e una sensibilità psicologica fuori dal comune per il contesto sociale dell’epoca. Questa operazione culturale è il risultato di uno sforzo collettivo che ha coinvolto professionisti come Paolo Piquereddu, Ignazio Figus, Piero Mura e Luca Rossi.

Ricostruzione della camera oscura di Goffredo Guiso
La mostra, che resterà aperta fino al 19 aprile, rappresenta un invito rivolto a tutti i cittadini a riconoscersi in quegli scatti, ritrovando storie familiari e frammenti di una memoria collettiva che continua a parlare al presente attraverso il talento di un grande maestro nuorese.
