Una lettera firmata da sedici internati del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Macomer, diffusa dall’Assemblea No CPR di Macomer e dall’Associazione LasciateCIEntrare, descrive una situazione di grave sofferenza all’interno della struttura. Si tratta di un grido di aiuto rivolto a tutta la popolazione, in cui gli internati lamentano uno stato psicologico fragile e condizioni di vita estremamente difficili, dove ogni giorno trascorso sembra un anno.
MALTI GRAVI SENZA CURE – All’interno del centro, otto persone risulterebbero gravemente malate e necessiterebbero di cure immediate. Tuttavia, la denuncia evidenzia come il medico sia presente solo per mezz’ora al giorno, mentre non è possibile svolgere i necessari colloqui con la psicologa. Oltre alla carenza di assistenza sanitaria, viene segnalata la somministrazione di cibo di pessima qualità.
Tra le persone internate vi sono soggetti che non hanno commesso alcun reato, ma si trovano nella struttura poiché privi di documenti, dopo essere arrivati con le carrette del mare in cerca di speranza e in fuga da situazioni di guerra. Il loro desiderio è quello di essere trasferiti in un altro centro dove le condizioni di vita siano migliori e dignitose.
DIRITTI NEGATI – Il documento diffuso parla apertamente di una tutela sanitaria e giuridica carente, descrivendo un clima di deprivazione, disorientamento e disperazione che porta spesso a gesti di autolesionismo. All’interno del CPR di Macomer verrebbero trattenuti stranieri le cui condizioni contrastano con gli stessi regolamenti della struttura, i quali denunciano inoltre difficoltà nel rapportarsi con i propri avvocati.
Le associazioni sottolineano come questa condizione sia divenuta insostenibile di fronte all’indifferenza generale. Gli internati chiedono di poter parlare con i cittadini, reclamando la propria umanità davanti a un sistema che la nega e chiedendo con forza di essere ascoltati. (F.N.)
