Circa duemila persone si sono radunate questa mattina a Cagliari, trasformando le strade del capoluogo in un palcoscenico di protesta civile sotto il grido “La sanità non si tocca, la difenderemo con la lotta”. Partendo dalla scalinata della basilica di Bonaria fino a raggiungere il palazzo del Consiglio regionale in via Roma, il corteo ha ribadito con forza che l’isola non può rassegnarsi a essere una periferia del sistema sanitario nazionale, rivendicando il valore dell’autonomia regionale nella gestione della salute pubblica.
Il servizio
La mobilitazione, organizzata dal Coordinamento dei comitati per il diritto alla salute, ha visto la partecipazione corale di associazioni, operatori socio-sanitari OSS, rappresentanti sindacali e una trentina di sindaci, uniti a semplici cittadini arrivati da ogni angolo della Sardegna. Il sit-in conclusivo davanti alle istituzioni ha offerto uno spazio di riflessione e denuncia, dove i portavoce dei vari gruppi hanno espresso l’urgenza di un piano socio-sanitario triennale e del reclutamento immediato di personale medico e infermieristico, proponendo di cercare professionisti anche all’estero se necessario. Tra le istanze più sentite figurano la salvaguardia dei piccoli presidi ospedalieri, con riferimenti specifici alle strutture di Ghilarza nell’Oristanese e di Lanusei in Ogliastra, territori che lottano contro lo smantellamento dei servizi essenziali.
Particolarmente incisiva è stata la presenza del Comitato passeggini vuoti, che ha denunciato la carenza di oltre cinquanta pediatri e la progressiva desertificazione sanitaria che colpisce le famiglie. Alessio Fanari ha sottolineato come la salute dei bambini non debba diventare un lusso per pochi, richiamando l’attenzione sulle difficoltà di chi è costretto ad affrontare lunghi viaggi per accedere alle cure. Al termine della manifestazione, una delegazione è stata ricevuta dalla presidente Alessandra Todde e dai capigruppo consiliari per avviare un confronto che, come auspicato dalla stessa presidente, dovrà ripartire dall’analisi dei dati e dal dialogo costante con i territori per garantire rispetto a chi soffre e a chi lavora nel settore.
