A Cagliari la voce dei cittadini torna a farsi sentire con forza per rivendicare il diritto alla salute. Il giorno dopo la grande manifestazione che ha visto scendere in piazza circa duemila persone tra primi cittadini, sindacati e associazioni, resta l’eco di un coro unanime che chiede di non dimenticare le criticità del sistema sanitario. La piazza si è trasformata in un palcoscenico di testimonianze, dove le voci dei partecipanti hanno delineato un quadro di urgenza e necessità, ribadendo l’importanza di un accesso alle cure equo e garantito per tutti. Il corteo si è radunato verso le 9,00 ai piedi della scalinata della basilica di Bonaria, per poi mettersi in marcia verso il palazzo del Consiglio regionale in via Roma, dove si è tenuto un sit-in. Qui è stato allestito un piccolo palco dal quale hanno parlato i rappresentanti dei vari gruppi presenti.

Cagliari, manifestazione per la Sanita’
“Questa manifestazione non è contro qualcuno ma è per stimolare chi ci governa – hanno tenuto a precisare -. In Sardegna abbiamo il numero più alto di malati che rinunciano alle cure. Chiediamo un piano socio-sanitario triennale, il reclutamento di medici e infermieri, andando a cercarli, se serve, anche all’estero. Vogliamo avviare un dialogo con le istituzioni, sapendo che spetta alla politica intervenire e prendere le decisioni. Chiediamo solo rispetto per chi soffre e non può curarsi o deve affrontare lunghi viaggi per farlo, rispetto per chi lavora nella sanità. La Sardegna non può essere una periferia sanitaria, la Sardegna è una Regione autonoma“ Fra le rivendicazioni anche la salvaguardia e il potenziamento dei piccoli ospedali, come quelli di Ghilarza nell’Oristanese, di Sorgono nel Nuorese e di Lanusei in Ogliastra.

Cagliari, manifestazione per la Sanita’
“La nostra presenza oggi a Cagliari è doverosa – ha detto Gianfranca Salvai del Comitato Sos Sanità Barbagia Mandrolisai -, intanto perché il nostro Comitato fa parte del Coordinamento da diversi anni. Noi siamo in piazza dal 2020, post Covid. Ci siamo svegliati con l’ospedale di montagna di Sorgono che era praticamente una scatola vuota e ci siamo battuti con tutte le amministrazioni per salvaguardare il nostro ospedale, in quanto quello alla salute è un diritto che ci spetta, costituzionalmente riconosciuto, e soprattutto è un bene primario per chi vive nelle zone interne. Noi viviamo nel centro esatto della Sardegna ad una distanza che quando è percorsa in ambulanza diventa siderale da tutti i Pronti soccorsi e i capoluoghi di provincia. Quindi riteniamo che sia un diritto dei cittadini vedere la propria salute rispettata a prescindere da dove si abita”.
“Sono qui perché assieme a Brunello Piras e agli amici di Lanusei rappresento il gruppo ‘Tutti uniti per l’ospedale ogliastrino – ha dichiarato Andrea Deplano -. Fortza Paris tottus in pari”.
Parla anche il sindaco di Samugheo, Basilio Patta: “Siamo qui come sindaci a perorare una causa che ormai si è cronicizzata nel tempo, ovvero quello che è rimasto della sanità, non solo nei nostri centri ma in tutta la Sardegna. Cerchiamo di pressare le istituzioni deputate a risolvere le problematiche, anche se la fiducia non è ai massimi livelli, dato che oggi assistiamo, e lo vediamo tutti, che non solo non si stanno realizzando riforme importanti, ma addirittura l’assessorato alla sanità è stato preso ad interim dalla presidente della Regione. E questo non ci lascia tranquilli”.
“Samugheo ha problematiche comuni a tutti i paesi dell’interno: la mancanza di medici di base, la mancanza di pediatri, e quello che è il pendolarismo sanitario. Per curarsi bisogna recarsi nei grossi centri, con una viabilità difficilissima da percorrere e questo acuisce i problemi di cui soffre la nostra comunità”.
“Siamo allo sfascio e dobbiamo per forza protestare se vogliamo qualcosa di decente – denunciano i rappresentanti del Comitato del Marghine -. La situazione attuale è indecente. Ormai la sanità è privata: chi ha soldi si cura e chi non ha soldi rimane a casa. Nel Marghine siamo ormai alla frutta: non ci sono medici, per fare una visita bisogna aspettare non mesi, anni, e magari da Macomer ti mandano a Cagliari, da Cagliari ti mandano a Nuoro, da Nuoro a Sassari e così via. Come diciamo noi in sardo, è come il gioco del setaccio”.
In prima fila c’è anche il Comitato passeggini vuoti, che ha denunciato la mancanza di oltre 50 pediatri e la desertificazione sanitaria. “La salute dei nostri figli – ha dichiarato Alessio Fanari – non può essere un lusso per pochi. Sicuramente noi ai nostri tempi eravamo bambini di serie A, perché tutti avevamo un pediatra, oggi invece i nostri figli sono bambini di serie B. Abbiamo un declassamento completo. Come associazioni rivendichiamo l’Abc. Senza cura non c’è infanzia, senza un pediatra i nostri paesini finiscono di spopolarsi. La carenza di servizi ci porta ad emigrare, ad andarcene e a non fare più famiglia. In Sardegna sono migliaia i bambini che non hanno un pediatra di libera scelta”.
Gli Oss, operatori socio sanitari idonei al concorso Ares 2024, manifestano per chiedere una sanità pubblica di qualità. Chiedono “personale stabile, valorizzazione delle competenze, la formazione continua, una programmazione seria” perché “il precariato non può essere la normalità”.
In piazza, come detto, sono presenti anche tante associazioni provenienti da tutta l’isola. “Noi chiediamo da anni la terapia pediatrica intensiva in Sardegna – ha spiegato Francesca Ziccheddu, presidente regionale dell’Asgop, l’Associazione sarda genitori oncoematologia pediatrica -. La nostra è una lotta che portiamo avanti da anni. Abbiamo accolto con favore la proposta avanzata da questa giunta regionale sulla terapia intensiva pediatrica, il polo pediatrico e l’ospedale del bambino. Però vogliamo i fatti. Sono trascorsi due anni , si dice che la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e spesso è così. Noi siamo in un baratro infernale e non bastano più le buone intenzioni e i buoni propositi”.
“Siamo qui a manifestare perché la sanità sta andando a rotoli – ha affermato Simonetta Uccheddu, presidente dell’associazione onlus Amici della Vita – San Giuseppe, realtà del Sulcis-Iglesiente -. È già da 20 anni che è così, e noi non ce la facciamo più a pagare e a prenotare le visite. Ogni volta è un caos, una follia, e non lo accettiamo più. La nostra associazione si occupa di tutte le problematiche, dalle tossicodipendenze a tutte le difficoltà delle persone”.
Al termine della manifestazione, verso le 11.30, una delegazione, che ha prodotto un documento con le rivendicazioni da consegnare alle istituzioni, è stata ricevuta nel palazzo del Consiglio regionale dalla presidente Alessandra Todde e dai capigruppo dei partiti.
