L’attacco di Stati Uniti e Israele contro l‘Iran ha scatenato un vero e proprio terremoto sui mercati mondiali, con effetti immediati e pesantissimi già nella seduta del 2 marzo 2026. In poche ore, il prezzo del gas è letteralmente schizzato verso l’alto con un balzo del 40%, superando la soglia critica dei 60 euro al Megawattora, una quota che non si toccava dal 2022. Non è andata meglio per il comparto petrolifero: il greggio ha subito un’impennata dell‘8% a New York, mentre il Brent europeo ha sfiorato gli 80 dollari al barile, spinto dal timore del blocco totale dello Stretto di Hormuz.
IL VERTICE D’URGENZA A PALAZZO CHIGI – La gravità della situazione ha spinto la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a convocare due riunioni d’urgenza a Palazzo Chigi con i ministri Tajani, Crosetto e Pichetto Fratin, insieme ai vertici di Eni e Snam. Sul tavolo, la sicurezza energetica nazionale: l’Italia importa dal Qatar il 50% del suo gas naturale liquefatto (GNL), una fornitura ora a rischio a causa delle ostilità. Il Governo sta valutando azioni immediate per mitigare l’impatto sui mercati e sull’economia reale, cercando di arginare una nuova ondata inflattiva che minaccia di travolgere famiglie e imprese.
BORSE IN FUMO E STANGATA ALLA POMPA – Mentre le Borse europee bruciavano oltre 300 miliardi di euro in una sola giornata – con Milano a -3,9% e Madrid maglia nera a -4,5% – i rincari arrivavano già ai distributori. Il prezzo del gasolio è balzato di 10 centesimi al litro, toccando i massimi da un anno. In autostrada, la benzina ha già sfondato la quota psicologica dei 2 euro al litro nel servizio servito. I costi della logistica e dei trasporti sono segnalati in aumento del 30-40%, un dato che rischia di trasferirsi rapidamente sui prezzi di tutti i beni di consumo.
ALLARME SPECULAZIONI E REAZIONE DELLE IMPRESE – Le associazioni di categoria (Faib, Fegica e Figisc) e Conftrasporto hanno lanciato un duro monito contro i rialzi “ingiustificati”, parlando di una spirale speculativa alimentata dal panico internazionale. Secondo i gestori, le compagnie petrolifere starebbero applicando rincari basati su semplici previsioni, nonostante le riserve nazionali garantiscano scorte per almeno 30 giorni. Confindustria ha chiesto l’approvazione immediata di un nuovo decreto Energia, sottolineando che l’elevata volatilità dei prezzi sta mettendo a serio rischio la competitività dell’intero sistema produttivo italiano.
