NUORO – Presso la sala conferenze Donata Marchi dell’Ordine dei Medici della provincia di Nuoro si è tenuta recentemente un’importante giornata di studio dedicata alle malattie tropicali, alle patologie neglette e alla lebbra. L’incontro è stato introdotto dalla dott.ssa Maria Maddalena Giobbe, presidente dell’Ordine, e coordinato dal dott. Armando Manca, presidente della sezione nuorese dell’AIFO (Associazione amici di Raoul Follereau). Ad aprire le relazioni è stato il prof. Aldo Morrone, specialista in dermatologia tropicale e medicina delle migrazioni, nonché esponente dell’AIFO, che fin dal 1985 opera a favore delle persone a rischio di esclusione sociale. Morrone ha iniziato il suo intervento con una ferma condanna dell’aggressione all’Iran, sottolineando come i conflitti distruggano sistematicamente infrastrutture vitali quali ospedali e scuole. Attraverso la proiezione di immagini legate alla sua esperienza in Africa, Asia e America Latina, il Professore ha illustrato la drammatica realtà di zone prive di cure primarie dove le donne sono spesso vittime di violenza. L’impegno dell’AIFO in questi territori, come nel sub Sahara dove opera un solo medico ogni cento abitanti, si fonda sui principi della medicina narrativa e della prima accoglienza, affrontando sfide logistiche immense dove un ospedale può distare anche cento chilometri.

La d.ssa Rita Nonnis e il dr. Armando Manca (F.Nieddu)
Il prof. Morrone ha poi spostato l’attenzione sul contesto italiano, evidenziando come le malattie dimenticate alimentino le disuguaglianze. Secondo lo specialista, il diritto alla tutela della salute deve essere considerato primario rispetto al diritto di cittadinanza, rendendo necessario un nuovo modello sanitario per le fasce più deboli. In Italia si assiste a un fenomeno di impoverimento crescente, documentato anche dagli interventi nelle carceri laziali, dove emerge l’utilizzo del codice Z59.5 per indicare situazioni di povertà estrema, spesso non segnalate adeguatamente nei servizi sanitari. Riguardo al dramma dei migranti, Morrone ha chiarito che malattie come la lebbra o le NTD (malattie tropicali neglette) non sono portate dalle persone, bensì viaggiano attraverso i bagagli o le suole delle scarpe, rendendo necessaria una sorveglianza diagnostica più efficace anziché la stigmatizzazione. In occasione del centenario della morte di San Francesco, ha infine rivolto un appello per rimettere la dignità umana al centro della cura.

Nuoro il focus su lebbra e poverta’ (foto Nieddu)
L’approfondimento clinico è proseguito con l’intervento della dott.ssa Antonia Carai, primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale San Francesco, la quale ha condiviso l’esperienza maturata nella cura della malaria. Sebbene la causa ultima rimanga complessa da definire in termini di eradicazione globale, la dott.ssa Carai ha riportato dati puntuali: tra giugno e ottobre si registrano mediamente due o tre contagi nel reparto nuorese. Un caso significativo è avvenuto nel novembre 2025, quando un paziente rientrato dalla Nigeria è stato ricoverato con sintomi gravi e analisi critiche, venendo poi curato con successo dopo la diagnosi di malaria. La primaria ha ricordato che questa patologia, trasmessa dalle zanzare femmine, causa nel mondo la morte di duecentomila neonati e porta alla nascita di oltre ottocentomila bambini sottopeso per via di parti prematuri.

Nuoro il focus su lebbra e poverta’ (foto Nieddu)
Il tema della lebbra è stato trattato sotto il profilo storico e sociale dal dott. Armando Manca, che ne ha ripercorso la genesi partendo dai riferimenti biblici, dove la malattia era intesa come castigo divino e motivo di isolamento forzato. Tale percezione è mutata solo con l’esempio evangelico e, successivamente, con la conversione di San Francesco e l’opera di Raoul Follereau negli anni ’60. Il dott. Giovanni Gazzoli, medico chirurgo ed esperto dell’AIFO, ha poi integrato la discussione con dettagli tecnico-scientifici basati sulla sua decennale esperienza in Brasile. Gazzoli ha ribadito l’importanza di non utilizzare il termine “lebbroso”, preferendo “persona colpita dalla lebbra” per evitare discriminazioni. Nonostante sia scomparsa in Europa come patologia endemica, la lebbra è ancora presente in Sardegna a causa dei movimenti globali. Si tratta di una malattia dermato-neurologica con tempi di incubazione lunghissimi, dai due ai venti anni, che colpisce nervi, occhi e vie aeree. Gazzoli ha precisato che la cura si basa sul cortisone per prevenire degenerazioni invalidanti e ha lamentato la carenza di studi scientifici recenti su questa patologia che, se non trattata tempestivamente, porta a gravi disabilità. (F.NIEDDU)
