Nuoro. L’odissea dei bambini al pronto soccorso: “cronaca di un giorno di ordinaria follia”

Salvatore

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Nuoro. L’odissea dei bambini al pronto soccorso: “cronaca di un giorno di ordinaria follia”

Reportage di Sonia Meloni
lunedì 02 Marzo 2026 - 17:28
Nuoro. L’odissea dei bambini al pronto soccorso: “cronaca di un giorno di ordinaria follia”

Pronto soccorso di Nuoro

“Nuoro. L’odissea dei bambini al pronto soccorso: cronaca di un giorno di ordinaria follia. Quando il diritto alla salute diventa un miraggio.”


NUORO – Ci sono silenzi che pesano più delle grida e attese che sembrano non finire mai. Mentre il dibattito pubblico in Sardegna si infiamma su temi distanti come il 41 bis o lo sviluppo dell’eolico, a Nuoro si sta consumando un’emergenza silenziosa che colpisce i cittadini più vulnerabili: i bambini. Da diverse settimane, a seguito di una circolare dell’Asl n. 3, il Pronto Soccorso pediatrico dell’ospedale San Francesco di Nuoro è stato chiuso. Nonostante le rassicurazioni ufficiali sulla continuità della presa in carico attraverso il triage generale, la realtà vissuta quotidianamente dalle famiglie racconta una storia di caos, degrado e diritti calpestati.

Pronto soccorso di Nuoro

Pronto soccorso di Nuoro

CRONACA DI UNA MATTINA DI ORDINARIA FOLLIA –  Le ore mattutine segnano l’inizio di un calvario per molte madri nuoresi. Nelle sale d’attesa del Pronto Soccorso “normale”, i piccoli pazienti si ritrovano immersi in un ambiente che non appartiene a  loro. «Non c’è più pediatria, i bambini sono buttati insieme agli adulti», racconta una delle madri che da ore attende con il proprio figlio per forti dolori addominali e febbre persistente.
La scena descritta dalle testimonianze dirette è agghiacciante: tra i pazienti in attesa ci sono almeno quattro bambini mai presi in carico, tra cui un neonato che attende da ore di essere visitato. La risposta che i genitori ricevono dal personale presente è un laconico invito a «sollecitare in Direzione», quasi a sottolineare l’impotenza di chi si trova in prima linea. L’apice del paradosso si tocca con la presenza di un ragazzino costretto ad attendere con il catetere attaccato, senza neppure il supporto di una sedia a rotelle. I genitori denunciano condizioni igieniche al collasso, con bagni sporchi e un senso di smarrimento totale: i medici del triage generale si trovano con le mani legate, dovendo attendere la disponibilità di un pediatra in consulenza prima di poter intervenire su pazienti che non possono essere trattati come “piccoli adulti”.

IL TRADIMENTO DELLA CARTA DEI DIRITTI –  Sulle porte del presidio campeggia ancora il principio cardine della Carta dei Diritti del Bambino in Ospedale: «Il bambino ha diritto ad essere assistito in modo globale in un ambiente adeguato». Questo documento specifica che l’ambiente deve soddisfare i bisogni fisici, emotivi e di sviluppo dei bambini di tutte le fasce d’età. I piccoli non devono essere ricoverati in reparti per adulti, ma assistiti insieme ad altri bambini con gli stessi bisogni di sviluppo. Eppure, la realtà attuale al San Francesco vede neonati e adolescenti costretti in spazi promiscui, tra la sofferenza degli adulti, in locali che non garantiscono né la necessaria privacy né la protezione psicologica richiesta dai protocolli internazionali.

A questo punto la domanda nasce spontanea: è accettabile che nel 2026 un capoluogo di provincia non garantisca un accesso protetto e immediato per le urgenze pediatriche? È giusto che i nostri figli debbano attendere ore in ambienti degradati prima di essere visitati da uno specialista? La sanità nuorese può ancora permettersi di ignorare il grido d’aiuto delle madri?

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