L’asse Usa Israele colpisce l’Iran: con Cipro la guerra è arrivata in Europa

Salvatore

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L’asse Usa Israele colpisce l’Iran: con Cipro la guerra è arrivata in Europa

lunedì 02 Marzo 2026 - 16:49
L’asse Usa Israele colpisce l’Iran: con Cipro la guerra è arrivata in Europa

Attacchi in IRAN

L’escalation militare in Medio Oriente raggiunge oggi, 2 marzo 2026, livelli di drammaticità senza precedenti. Mentre l’operazione condotta dall’asse statunitense-israeliano entra nel suo terzo giorno, il bilancio delle vittime civili e politiche in Iran si aggrava pesantemente, trascinando nel conflitto nuovi attori regionali e territori considerati finora sicuri, come l’isola di Cipro.

IL DRAMMATICO BILANCIO DELLA MEZZALUNA ROSSA –  Secondo gli ultimi dati forniti dalla Mezzaluna Rossa iraniana, il numero delle vittime è salito a 555 morti dall’inizio delle ostilità. I raid aerei e missilistici hanno colpito duramente il territorio della Repubblica Islamica, interessando almeno 131 distretti urbani distribuiti in oltre 20 province. Le autorità locali denunciano attacchi sistematici che avrebbero coinvolto non solo obiettivi militari, ma anche aree residenziali e infrastrutture civili, tra cui una scuola femminile a Minab dove si sarebbero registrate decine di vittime tra le studentesse.

DECAPITATO IL VERTICE: UCCISA ANCHE LA MOGLIE DI KHAMENEI –  Dopo la conferma della morte della Guida Suprema Ali Khamenei, fonti vicine alla famiglia e agenzie di stampa locali riferiscono che negli attacchi ha perso la vita anche la moglie dell’ayatollah, Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh. La notizia segue quella dell’uccisione della figlia, della nipote e del genero del leader, delineando quello che appare come un sistematico smantellamento della cerchia ristretta del potere di Teheran. Insieme a loro, sarebbero caduti anche il comandante dei Pasdaran e il Ministro della Difesa.

CIPRO E LE BASI BRITANNICHE: AEROPORTO CHIUSO –  Il conflitto si è allargato pericolosamente verso il Mediterraneo. Nelle ultime ore, la base aerea britannica di Akrotiri, a Cipro, è stata bersaglio di ripetuti attacchi con droni. Le forze di difesa hanno intercettato e abbattuto due UAV (velivoli senza pilota) che puntavano allo scalo militare, utilizzato come supporto logistico per le operazioni alleate. L’emergenza ha portato all’evacuazione immediata del terminal passeggeri dell’aeroporto internazionale di Paphos e alla chiusura temporanea dello scalo dopo il rilevamento di oggetti sospetti sui radar. L’isola è attualmente in stato di massima allerta.

LA REAZIONE DEI PAESI DEL GOLFO –  La rappresaglia iraniana, che ha già colpito territori in Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, ha spinto i Paesi del Golfo a una presa di posizione netta. In un comunicato congiunto, i leader dell’area si sono dichiarati “pronti a rispondere” militarmente a ogni ulteriore violazione della propria sovranità. L’Arabia Saudita ha avvertito che qualsiasi attacco agli impianti petroliferi sarà considerato un atto di guerra che giustificherà una controffensiva immediata. Nel frattempo, la task force italiana sta lavorando per l’assistenza e il rimborso dei connazionali rimasti bloccati negli scali del Golfo a causa della cancellazione massiccia dei voli.

IL CAOS NEI CIELI: OLTRE 5.000 VOLI CANCELLATI L’intensità degli attacchi e le ritorsioni iraniane hanno costretto alla chiusura parziale o totale degli spazi aerei di Iran, Israele, Libano, Iraq, Giordania e Siria. L’impatto sulla mobilità internazionale è senza precedenti.  Gli aeroporti di Dubai, Abu Dhabi e Doha, snodi vitali per i collegamenti tra Europa e Asia, sono stati bersagliati o messi in massima allerta. Emirates, Etihad e Qatar Airways hanno cancellato tra il 30% e il 41% dei propri voli.  Lufthansa, Air France e Turkish Airlines hanno sospeso le tratte verso l’area del Golfo e il Levante. Migliaia di passeggeri, inclusi centinaia di italiani, sono rimasti bloccati negli scali mediorientali.  I voli verso l’Estremo Oriente e l’Oceano Indiano subiscono ritardi massicci a causa della necessità di aggirare l’intera zona di conflitto, con pesanti ripercussioni sui costi del carburante e sulla logistica dei viaggi.

MERCATI SOTTO ASSEDIO E PETROLIO IN FIAMMATA –  L’economia mondiale reagisce con estrema volatilità all’escalation. La chiusura dello Stretto di Hormuz, minacciata e parzialmente attuata dalle forze iraniane, ha innescato il panico.   Il prezzo del petrolio ha subito rialzi immediati tra il 5% e il 15%, con il Brent che punta verso quote critiche, alimentando i timori di una nuova ondata inflattiva globale.  Mentre i listini azionari internazionali segnano il passo, gli investitori si rifugiano nell’oro e nei titoli di stato, con il Btp Valore che in Italia ha registrato ordini record per 1,3 miliardi di euro in poche ore, segno della ricerca di porti sicuri.

L’AGENDA DI TRUMP: “NON SARÀ UNA GUERRA INFINITA – ” Nonostante la violenza degli scontri, il presidente Donald Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno cercato di rassicurare l’opinione pubblica americana. L’operazione “Epic Fury” non è stata concepita come un conflitto permanente, ma come una campagna mirata della durata stimata di circa quattro settimane. L’obiettivo è la distruzione sistematica dell’arsenale missilistico e delle capacità nucleari di Teheran per forzare un cambio di regime o un accordo definitivo. Tuttavia, l’apertura di un fronte offensivo israeliano in Libano contro Hezbollah e le esplosioni segnalate nei pressi di basi USA in Kuwait e Iraq suggeriscono che il rischio di un’escalation regionale totale sia tutt’altro che scongiurato.

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