“No alla scelta del Governo Nazionale di destinare in via esclusiva tre istituti penitenziari sardi ad accogliere detenuti in regime di 41 bis”.
Il servizio
La Sardegna ha risposto in massa alla mobilitazione convocata in piazza Palazzo, a Cagliari, dalla presidente della Regione Alessandra Todde. In 1500 fra sindaci, rappresentanti della politica regionale, sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil, indipendentisti, associazioni e semplici cittadini si sono radunati davanti alla Prefettura del capoluogo sardo per fare sentire forte la loro voce verso Roma. La scelta del Governo è ritenuta sproporzionata, visto che assegna all’isola quasi la metà del sistema Nazionale di massima sicurezza, e calata dall’alto, senza consultare prima i territori e le istituzioni locali. “La cosa importante da dire oggi è che non è una piazza contro qualcosa, ma una piazza per ribadire che noi pensiamo che aver lottato per avere il principio di insularità in Costituzione non sia una cosa finta – ha dichiarato la presidente della Regione, Alessandra Todde -. Il fatto di avere un terzo dei detenuti al 41 bis in tre carceri dell’isola, le più importanti, quelle di Uta, di Badu e Carros e di Bancali, che vengono interamente dedicati al 41 bis, non è certamente un principio di attuazione”.

Alessandra Todde
“Questo vuol dire anche stravolgere la modalità detentiva in Sardegna – ha sottolineato -. Non solo per i detenuti sardi, che si ritroveranno a scontare una pena fuori dall’isola, ma soprattutto per i cittadini sardi. Noi abbiamo un’idea del nostro sviluppo completamente diversa”. “Peraltro le dichiarazioni del ministro Nordio sono mortificanti – prosegue la presidente -. Dopo che ci siamo visti a settembre, dopo che lui ha detto non solo davanti a me, ma davanti al mio segretario generale e al responsabile dell’avvocatura che niente era deciso, oggi dichiara che in realtà il piano viene da lontano e le decisioni sono state prese da molto tempo. Io credo che oggi va detto che non ci siamo, che vogliamo qualcosa di diverso e siamo in piazza per dire questo”. Fra i tanti manifestanti anche il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Piero Comandini: “Ci tengo a ringraziare le tante persone che sono venute qui assieme alla Regione per dire no alla presenza in massa e continua di detenuti in regime di massima sicurezza – ha detto -. Questo crea un problema alla nostra sanità ma soprattutto all’immagine della Sardegna. Noi siamo per la legalità, per la sicurezza, per la condanna dei sistemi mafiosi. Non possiamo continuare ad essere una servitù”. In piazza era presente anche il senatore dei Cinquestelle, Ettore Licheri: “Tutta questa gente ha detto no al ritorno ad una Sardegna di stampo coloniale, che sia solo luogo di detenzione e di servitù militari – ha affermato -. La Sardegna in tutti questi anni, e soprattutto con la nuova Giunta sta dimostrando di essere all’avanguardia nella tecnologia e nell’innovazione, questo significa riprenderci la nostra autodeterminazione, riprenderci il governo del nostro territorio, smetterla di essere ostaggi delle multinazionali o del ricco imprenditore di turno”.

Il sindaco Emiliano Fenu (foto Camedda)
Tanti i sindaci che hanno aderito alla chiamata. “Nuoro dice no ad un intero carcere destinato ai detenuti in regime di 41 bis – ha detto il sindaco Emiliano Fenu -. In questo modo si sta buttando all’aria almeno un ventennio di lavoro della comunità, dei volontari, della chiesa e delle istituzioni per applicare la previsione dell’articolo 27 della Costituzione, cioè la rieducazione dei detenuti affinché possano poi tornare nelle loro comunità. Invece così i detenuti di Nuoro e degli altri territori vengono inviati in carceri sovrafollate, lontano dalle loro famiglie. Noi a questo ci vogliamo opporre perché crediamo in quello che prevede la costituzione”.

Il sindaco Massimo Zedda
Fra i tanti suoi colleghi sono presenti il padrone di casa, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia e il sindaco di Carbonia Pietro Morittu. Unite in piazza sono presenti anche le tre più importanti sigle sindacali: ci sono Nicola Cabras, segretario regionale Cgil, Pier Luigi Ledda, segretario generale Cisl Sardegna e Rinaldo Mereu dei pensionati Uil Sardegna.

Don Maccioni parroco di Uta
Alcuni giovani hanno preparato degli striscioni, mentre si vedono anche alcuni sacerdoti, come il parroco di Uta, don Roberto Maccioni: “La chiesa è presente perché questa del 41 bis rischia di diventare una questione di ingiustizia – ha spiegato. Al di là dell’aspetto tecnico delle carceri, il problema è che il carcere duro porta con sé tutto un mondo di criminalità e mentalità che diventerà un problema e un rischio soprattutto per i nostri giovani. E poi non va bene che la Sardegna sembra sia tornata al tempo dei romani e diventata un po’ lo sgabuzzino d’Italia”.

Cagliari, manifestazione contro il 41 bis
I leader politici e sindacali si sono alternati sul palco allestito in piazza Palazzo, e alla governatrice Todde è toccato chiudere con il suo intervento la manifestazione: “Oggi chiediamo al governo di iniziare seriamente un dialogo con la Sardegna, noi non vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità e non l’abbiamo mai fatto. Siamo un popolo con la schiena dritta – ha affermato la presidente regionale – e chiediamo di cambiare in maniera definitiva quell’articolo che per il 41 bis dice ‘preferibilmente le isole’. Ancora una volta veniamo visti come regione lontana e periferica. Lo abbiamo già visto con l’energia e con la sanità. Ci rivolgiamo ai nostri parlamentari, di destra e di sinistra. Non ci fermiamo con questa manifestazione ma faremo tutto il possibile con le armi legali che ci sono concesse. Questo è solo l’inizio, la Sardegna farà sentire la sua voce”.
