Scontro sulle Asl e caso 41 bis: la sfida di Todde tra strappo PD e unità del Consiglio

Salvatore

Per la tua pubblicità su Cronache Nuoresi scrivi una mail a: commerciale@cronachenuoresi.it o chiama il n. +39 324 952 7229

Scontro sulle Asl e caso 41 bis: la sfida di Todde tra strappo PD e unità del Consiglio

mercoledì 25 Febbraio 2026 - 08:52
Scontro sulle Asl e caso 41 bis: la sfida di Todde tra strappo PD e unità del Consiglio

Nonostante lo strappo con il Partito Democratico sulle nomine dei vertici Asl, la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, non indietreggia. “È legittimo che in maggioranza ci siano posizioni differenti, a me spetta di fare la sintesi nell’interesse dei sardi”, ha dichiarato la governatrice a margine del dibattito in Consiglio Regionale. Una fermezza che sembra non temere l’eventualità che gli assessori Dem disertino le prossime riunioni di giunta, pur auspicando un chiarimento politico tra i vertici di PD e M5S.

L’ORDINE DEL GIORNO SUL 41 BIS –  Mentre il fronte interno della maggioranza vacilla, l’Aula ha trovato una convergenza quasi unanime su un tema scottante: il regime di carcere duro nelle carceri dell’Isola. È stato infatti approvato a larga maggioranza un ordine del giorno bipartisan che chiede al Parlamento di sospendere il piano di trasferimenti predisposto dal Governo e di riaprire il confronto sulla redistribuzione dei detenuti. Solo Fratelli d’Italia si è astenuta, presentando un proprio testo in polemica con la linea della presidente.

I NUMERI DELLA DISCORDIA –  Al centro della contesa c’è il trasferimento di 92 detenuti sottoposti al regime del 41 bis presso la casa circondariale di Uta. Durante il suo intervento, la presidente Todde ha ricordato i dati emersi dalla Conferenza Stato-Regioni: l’Italia conta circa 720 detenuti in regime speciale, e la Sardegna rischia di ospitarne fino a 240, ovvero un terzo del totale nazionale, suddivisi tra gli istituti di Uta, Bancali e Badu ’e Carros. “Questi numeri non sono neutri”, ha spiegato Todde. “Hanno un peso rilevante sul piano sociale, economico e sanitario”. La Sardegna, che sostiene direttamente i costi del proprio sistema sanitario, si troverebbe a dover garantire nuovi reparti ospedalieri blindati, in un sistema carcerario regionale che ospita già 2.600 persone a fronte di una capienza di 2.500.

AUTONOMIA E DIRITTI –  La governatrice ha ribadito che non si tratta di mettere in discussione il contrasto alle mafie – “Saremo sempre dalla parte dello Stato” – ma di esigere rispetto per l’Autonomia speciale. Todde ha sollecitato un incontro con la premier Giorgia Meloni e il Ministro Carlo Nordio per modificare la norma che vede le aree insulari come sede preferenziale per la detenzione estrema. “La Sardegna non può essere considerata solo una soluzione logistica”, ha incalzato la presidente.

LA MOBILITAZIONE DEL 28 FEBBRAIO – La battaglia istituzionale si sposterà presto nelle piazze. Per il 28 febbraio è prevista a Cagliari una grande mobilitazione civile che vede già l’adesione di cento sindaci e oltre 140 sigle tra sindacati, associazioni e forze produttive. Un segnale di unità territoriale che, secondo Todde, dimostra come la richiesta di proporzionalità e rispetto non sia una “battaglia di parte”, ma una necessità vitale per l’intera Isola.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta
Sostieni l'informazione libera e indipendente di Cronache Nuoresi