Il mercato del lavoro sardo è intrappolato in un paradosso sempre più profondo: mentre la domanda di professionalità cresce, le imprese artigiane non riescono a trovare personale. Secondo l’ultimo report dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, il 55,3% dei lavoratori qualificati richiesti dalle piccole e medie aziende risulta introvabile. Un dato in peggioramento rispetto all’anno precedente che si traduce in un danno economico stimato oltre i 206 milioni di euro per mancati introiti.
ALLARME MISMATCH: MANCANO OLTRE 8MILA ARTIGIANI – I numeri analizzati su fonte Excelsior 2025 delineano uno scenario critico. A fronte di una programmazione di 15.290 assunzioni nel comparto artigiano, solo 6.840 posizioni sono state coperte. “C’è urgenza di una strategia sistemica che possa invertire questo trend”, avverte Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna. Le professioni tecniche sono le più colpite: mancano all’appello il 78,5% dei meccanici, il 73,2% degli elettricisti e quasi il 70% dei muratori. Difficoltà estrema anche per i profili digitali, con punte del 77,6% per i progettisti di software.
INVECCHIAMENTO DELLA FORZA LAVORO E MANCATO RICAMBIO – Un altro segnale preoccupante riguarda l’età media dei dipendenti, salita a 43 anni rispetto ai 38 di vent’anni fa. Il 33,1% dei lavoratori sardi ha ormai superato i 50 anni e il ricambio generazionale appare bloccato. “L’uscita dei lavoratori più anziani disperde un capitale umano invisibile fatto di competenze tacite e relazioni”, sottolinea il report. Senza giovani pronti a subentrare, molte piccole realtà produttive rischiano di chiudere i battenti nel giro di pochi anni, portando con sé decenni di esperienza manifatturiera.
LE STRATEGIE DELLE IMPRESE: SALARI PIÙ ALTI E FLESSIBILITÀ – Per contrastare la fuga dal lavoro manuale e tecnico, due imprese sarde su tre hanno già messo in campo contromisure. Il 32,6% ha optato per incrementi salariali, mentre il 28,5% punta sulla flessibilità degli orari e su una maggiore autonomia lavorativa. Tuttavia, gli sforzi dei privati non sembrano bastare. Secondo Confartigianato, pesano fattori strutturali come la crisi demografica e un disallineamento cronico tra il sistema scolastico e i fabbisogni reali del mercato.
LA PROPOSTA: RILANCIARE FORMAZIONE E APPRENDISTATO – La soluzione, per gli artigiani, passa attraverso un’operazione culturale e politica. “Bisogna rafforzare il legame tra scuola e impresa, investire sull’apprendistato professionalizzante e sulla formazione duale”, conclude Giacomo Meloni. L’obiettivo è rendere le piccole imprese nuovamente attrattive per le giovani generazioni, trasformando la formazione tecnica in una garanzia di continuità per l’economia dell’Isola, sempre più minacciata dalla carenza di competenze green e digitali.
