Maltempo in Sardegna, Coldiretti: danni per 30 milioni e stato di calamità

Salvatore

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Maltempo in Sardegna, Coldiretti: danni per 30 milioni e stato di calamità

lunedì 23 Febbraio 2026 - 20:56
Maltempo in Sardegna, Coldiretti: danni per 30 milioni e stato di calamità

Coldiretti esprime forte preoccupazione per le ricadute economiche a lungo termine. Il blocco dei lavori e l’asfissia radicale delle piante rischiano di ridurre la produzione, con un conseguente calo dei redditi aziendali e un possibile aumento dei prezzi per i consumatori


L’agricoltura della Sardegna sta attraversando una fase drammatica a causa dell’ondata di maltempo che ha segnato l’intero inverno, culminando nel gennaio più piovoso degli ultimi sessantuno anni. Secondo una prima stima effettuata da Coldiretti Sardegna, i danni diretti ammontano già a oltre 30 milioni di euro, un bilancio che appare purtroppo destinato ad aggravarsi nelle prossime settimane. Per far fronte a questa emergenza, l’associazione ha chiesto con forza alla Regione Sardegna l’attivazione immediata dello stato di calamità naturale e la creazione di un nucleo di emergenza rapido che possa quantificare con precisione le perdite e accelerare l’erogazione degli aiuti alle aziende colpite.

Per verificare di persona la gravità della situazione, i vertici regionali dell’organizzazione, insieme al Consiglio regionale, ai direttori provinciali e a numerosi soci provenienti da tutta l’Isola, si sono riuniti nelle campagne di Samassi. Questo territorio è divenuto il simbolo delle devastazioni provocate dalle piogge incessanti che hanno compromesso le produzioni e bloccato il lavoro nei campi. Attualmente la produzione dei carciofi, eccellenza del comparto isolano, risulta ridotta di almeno un terzo, con la perdita di oltre mille ettari dovuta esclusivamente agli allagamenti. Il quadro complessivo è desolante e coinvolge agrumeti distrutti, ortive marcite prima della raccolta e strutture aziendali abbattute dalle raffiche di vento. Anche il settore dei cereali e del grano duro rischia una delle peggiori stagioni degli ultimi dieci anni, con le semine completamente ferme e il comparto dei foraggi in estrema difficoltà.

Il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, ha definito la situazione senza precedenti, ribadendo che le imprese agricole non possono attendere i tempi della burocrazia ordinaria ma necessitano di ristori immediati per poter continuare la propria attività. Alle sue parole si sono aggiunte quelle del direttore Luca Saba, il quale ha evidenziato il paradosso climatico che sta colpendo l’Isola. Se solo pochi mesi fa il settore lottava contro una siccità estrema, oggi si ritrova a gestire campi sommersi e acqua che defluisce inutilizzata in mare. Saba ha sottolineato come i cambiamenti climatici richiedano investimenti strutturali urgenti sulle infrastrutture idriche, sugli invasi e sulle interconnessioni, poiché gli interventi emergenziali non sono più sufficienti a proteggere il comparto dai danni provocati dall’alternanza tra siccità ed eccessi idrici.

I dati ambientali confermano l’eccezionalità degli eventi atmosferici. Il mese di gennaio 2026 ha fatto registrare precipitazioni pari a tre volte la media climatologica del periodo 1981-2010. Oltre alla pioggia, l’Isola è stata sferzata da venti di fortissima intensità che, in alcuni casi, hanno raggiunto velocità paragonabili a quelle di un uragano. Nei mari a sud-est della Sardegna le onde hanno superato i sei metri di altezza, colpendo duramente anche le attività di pesca e acquacoltura. Geograficamente, nessuna zona è stata risparmiata, con pesanti ripercussioni che vanno dal Sarrabus al Villacidrese, passando per il Medio Campidano e l’area di Cagliari, fino ad arrivare al Nord Sardegna, all’Oristanese, al Nuorese e all’Ogliastra. In queste ultime aree, la furia del vento ha devastato serre e coperture aziendali, aggravando il bilancio finale.

Oltre ai danni materiali immediati, Coldiretti Sardegna esprime forte preoccupazione per le ricadute economiche a lungo termine. Il blocco dei lavori e l’asfissia radicale delle piante rischiano di svuotare i banchi dei mercati dai prodotti a chilometro zero, con un conseguente calo dei redditi aziendali e un possibile aumento dei prezzi per i consumatori. Per mitigare questo scenario, l’associazione chiede inoltre l’attivazione di tutte le deroghe previste dalle normative nazionali ed europee, con particolare riferimento al riconoscimento della forza maggiore sugli impegni PAC, sulle rotazioni colturali e sulle semine impossibili, richiedendo contestualmente la proroga delle autorizzazioni per i nuovi impianti viticoli.

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