Il ricordo di Sergio Montis: il tragico 17 febbraio di Gonnosfanadiga e il dolore di un’isola

Franceschino Nieddu

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Il ricordo di Sergio Montis: il tragico 17 febbraio di Gonnosfanadiga e il dolore di un’isola

mercoledì 18 Febbraio 2026 - 12:53
Il ricordo di Sergio Montis: il tragico 17 febbraio di Gonnosfanadiga e il dolore di un’isola

Gonnosfanadiga bombardata (foto Gazzetta Medio Campidano)

 Ci sono ferite che il tempo non riesce a rimarginare, frammenti di storia che restano incastrati nel cuore delle comunità come le schegge delle bombe che, ottantatré anni fa, devastarono il Medio Campidano. Sergio Montis, ex dipendente comunale di Guspini e appassionato studioso di storia locale, affida alle nostre pagine un ricordo commosso e lucido di quel tragico 17 febbraio 1943. Uno scritto che l’autore dedica non solo ai martiri di quel giorno, ma anche alla memoria del fratello Elvio Montis, stimato geometra del Genio Civile di Nuoro e figura di spicco dell’impegno sindacale e culturale cittadino, scomparso lo scorso dicembre.

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI: 120 MORTI SOTTO LE BOMBE –  Era un mercoledì di ottantatré anni fa quando su Gonnosfanadiga si scatenò l’inferno. Una pioggia di bombe a frammentazione investì la popolazione inerme, mietendo 120 vittime tra donne, anziani e bambini. Oltre ai morti, si contarono centinaia di feriti, molti dei quali rimasero invalidi per sempre. Il massacro non risparmiò i paesi vicini: anche Pabillonis, Arbus e Guspini piansero i propri figli in quella che resta una delle pagine più buie della Seconda Guerra Mondiale in Sardegna.

L’ERRORE DEI PILOTI E IL SILENZIO DEI COMANDI –  Secondo le ricostruzioni storiche, i piloti americani scambiarono le vie principali del paese per le piste dell’aeroporto di Villacidro. Un errore fatale che, paradossalmente, salvò San Gavino Monreale: la fonderia di piombo non venne toccata poiché le sue alte ciminiere servivano agli aviatori come punto di riferimento visivo per orientarsi verso l’obiettivo militare. “Nessuna giustificazione o scusa è mai arrivata dai Comandi americani”, sottolinea Montis con amarezza, ricordando come persino l’appello rivolto anni fa all’allora Presidente Obama sia rimasto inascoltato. La Medaglia di Bronzo concessa dallo Stato italiano a Gonnosfanadiga appare, ancora oggi, un riconoscimento parziale di fronte a un “perché” che attende ancora risposta.

DALLE BOMBE DEL ’43 AI “DANNI COLLATERALI” DI OGGI –  La riflessione dello studioso guspinese si sposta poi sull’attualità, tracciando un parallelo inquietante con i conflitti moderni. Se nel 1943 si parlava di errore umano, oggi la tecnologia vanta le cosiddette “bombe intelligenti”, i cui effetti devastanti vengono spesso derubricati, tra l’indifferenza generale, come semplici “danni collaterali”. Montis chiude il suo racconto con un dettaglio storico singolare e quasi ironico: se gli americani bombardarono l’Isola, i piloti tedeschi, che durante il conflitto avevano imparato ad apprezzarne le bellezze, scelsero la Gallura come loro nuova casa nel dopoguerra, acquistando stazzi e ville e insediandosi in quel territorio che avevano sorvolato con ben altri intenti. (F. N)

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