La tensione all’interno del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Macomer è esplosa in una spirale di violenza e disperazione che riaccende prepotentemente il dibattito sulla gestione dei migranti in Sardegna. Qualche giorno fa, le fiamme sono divampate in uno dei blocchi della struttura, innescando una protesta che si è rapidamente estesa agli altri settori del centro, culminando in scontri diretti con le Forze dell’Ordine impegnate a sedare i disordini.
LA DINAMICA DELLA RIVOLTA – L’incendio, appiccato presumibilmente dagli stessi internati come estremo gesto di protesta contro le condizioni di detenzione, ha fatto da detonatore alla rabbia collettiva. Mentre il fumo avvolgeva parte della struttura, gli ospiti degli altri blocchi hanno dato inizio a una manifestazione di solidarietà, repressa dagli agenti presenti sul posto. Secondo quanto riferito dall’Assemblea No CPR Macomer, il bilancio sarebbe di diversi feriti tra i migranti, alcuni dei quali sono stati trasferiti d’urgenza al Pronto Soccorso dell’ospedale San Francesco di Nuoro per ricevere cure mediche.
TRASFERIMENTI E SCIOPERO DELLA FAME – Le conseguenze dello scontro non si sono esaurite con lo spegnimento delle fiamme. Gli occupanti del blocco, secondo il resoconto Assemblea No CPR Macomer, danneggiato dall’incendio sarebbero stati tenuti all’aperto per diverse ore prima di essere smistati: alcuni sono stati ricollocati in altri settori del centro di Macomer, mentre per altri è scattato il trasferimento immediato verso diversi CPR della penisola. In segno di protesta contro i presunti pestaggi e il trattamento subito durante le operazioni di sgombero, un gruppo di internati ha annunciato l’inizio di uno sciopero della fame, denunciando un clima di costante sopraffazione e violenza istituzionale.
LA MOBILITAZIONE CONTRO IL DDL IMMIGRAZIONE – L’episodio di Macomer si inserisce in un contesto politico nazionale infuocato dal nuovo DDL sull’immigrazione, accusato dalle associazioni e dai comitati di inasprire ulteriormente norme già ritenute degradanti. L’Assemblea No CPR ha lanciato un appello alla mobilitazione di massa, definendo queste strutture come “campi di concentramento moderni” il cui unico scopo sarebbe quello di negare la dignità umana anziché favorire i rimpatri. La richiesta è netta: la chiusura immediata e definitiva del centro di Macomer, visto come il simbolo di un sistema repressivo che, secondo i manifestanti, starebbe scivolando verso una pericolosa deriva autoritaria.
F. N.
